Chapter 9: Strategic Plan.
(POV Bella)
Normalissima giornata, casa Cullen.
Stavo seduta sul divano insieme a Renesmee, quando all'improvviso vidi entrare Jasper, con un'espressione che gli avevo visto poche volte, e che mi terrorizzava sempre. Si guardò intorno come se si aspettasse di trovare qualcuno che lo spiava. Fu solo dopo aver controllato attentamente che nella stanza e nei dintorni ci fossimo solo noi che iniziò a parlare.
“Bella, ho bisogno del tuo aiuto” mi disse serio.
Con fare agitato andò a sedersi di fronte a me.
“Che cosa succede?” chiesi preoccupata.
Sospirò e iniziò a torcersi le mani.
“Forse non sai che, negli ultimi decenni, ho sempre avuto un solo e unico obiettivo. Finora non sono mai riuscito a realizzarlo, non credevo neanche che fosse possibile, e credimi, mi sono impegnato parecchio. Ma non ho mai mollato, e ora ho la possibilità di trionfare”
Lo aveva detto in un modo talmente truce e cupo che pensai immediatamente a qualche guerra imminente.
Ora stavo realmente andando nel panico: “Di che cosa parli?”
Mi guardò intensamente negli occhi: “Posso fidarmi ciecamente di te? Ho la tua parola che non ne parlerai mai, mai, ad anima viva, neanche ad Edward?”
“Ce... certo” acconsentii senza comprendere la sua richiesta.
“E tu, piccola, manterrai il segreto?” si rivolse a Nessie, addolcendo di molto il tono di voce.
Lei annuì.
“Benissimo” concluse Jasper, apparendo più sollevato.
“Vedi, Bella, più che del tuo aiuto diretto ho bisogno della collaborazione di Nessie e, forse, di qualche licantropo. Sono convinto che Jacob possa farsi convincere, tuttavia non chiederei a Seth di partecipare. È giovane e inesperto, inoltre mi pare che non sappia controllare i suoi pensieri. Non posso fare continuamente affidamento sul tuo potere, anche se sicuramente sarà utilissimo.”
“Jasper, spiegami che succede!” quasi urlai dalla frustrazione.
Chiuse per un attimo gli occhi prendendo un respiro profondo.
Poi si spostò più vicino a Nessie, iniziando ad accarezzarle i capelli.
“Devo rifare la proposta di matrimonio ad Alice” rispose solennemente.
Per un attimo rimasi interdetta da quella risposta così diversa da quella che mi aspettavo.
Subito dopo però mi misi a ridere, un po' per il sollievo nel rendermi conto che non ci fosse nulla di grave, un po' per l'assurdità della situazione. Nella sua mente anche una cosa banale come un fidanzamento diventava un affare di stato.
“Non c'è nulla da ridere, è un problema grave! Alice ti ha mai detto di quando ci siamo fidanzati la prima volta?”
Scossi la testa perché ancora non riuscivo a parlare.
“Beh, diciamo solo che nel tempo in cui io mi ero deciso ed ero andato dal gioielliere, lei aveva già fatto in tempo a comprare il vestito, prenotare la chiesa, scegliere la meta del viaggio di nozze, i fiori, i testimoni... Non avevo neanche tirato fuori l'anello che lei aveva già detto di sì e mi aveva trascinato subito dopo davanti l'altare.”
“Già mi immagino la scena” replicai divertita.
Lui sospirò. “Avrei dovuto immaginarlo che non sarebbe stata una sorpresa, ma avrei tanto voluto che lo fosse. Secondo me sarebbe stato più romantico. Non le ho mai chiesto di rinnovare i voti nuziali: sono rimasto troppo deluso da come è andata la prima volta. Se avessi acconsentito alla cerimonia tanto per fare, non sarebbe stata la stessa cosa.”
Dal suo tono di voce capii che era una cosa a cui teneva molto.
“E come pensi di farla franca, questa volta?” gli chiesi.
Mi fissò intensamente.
“Ho un piano.” rispose ritornando truce. “Un piano perfetto. Il migliore che abbia mai elaborato nella mia esistenza. Però se davvero vuoi aiutarmi, ricordati che dovrai eseguire i miei ordini alla lettera, intesi? Dovrà essere un lavoro pulito, senza sbavature o imperfezioni di qualunque genere. Pensi di potercela fare?”
Imitai il saluto militare “Signor sì, caporale.”
Sospirò. “Maggiore”
“È uguale” dissi alzando gli occhi al cielo.
Lui mi guardò male ed evitai di aggiungere altro.
“Allora, quale sarebbe questo grandioso piano?” chiesi con una leggera punta di ironia.
“Prima di tutto ho bisogno di un diversivo per avere il tempo di comprare un anello. All'azione parteciperemo noi tre e Jacob. Io dirò ad Alice di andare a vedere un film d'azione insieme al lupo. Lei odia quel genere di film, quindi non insisterà per venire anche lei. Allo stesso tempo sa che a volte ho bisogno dei miei spazi e non mi impedirà di andare. Contemporaneamente tu dirai a tutti di andare a Seattle con Nessie per comprarle il kit di costruzioni che desiderava. Se Edward ti propone di accompagnarti dovrai cercare di dissuaderlo dicendogli che è una commissione veloce, o al massimo che avevi intenzione di fargli una sorpresa o qualcosa del genere...”
“Sì, certo. Perché trovare un regalo per Edward è una cosa talmente facile...” replicai sarcastica, ricordando con quanta difficoltà avevo trovato qualcosa da dargli a San Valentino.
“Sono sicuro che riuscirai a improvvisare qualcosa”
“Non sono mai stata una brava attrice”
“Lo diventerai, non preoccuparti. Dicevo, dopo che avrai trovato una scusa valida per andare da sola con Renesmee, farai finta di fermarti per caso in una gioielleria. Di conseguenza, Alice avrà due vuoti nelle sue visioni, sempre ammesso che stia guardando: uno sarà nei dintorni del cinema, l'altro vicino alla gioielleria e ad altri negozi. Così crederà alla nostra versione. In realtà, Jacob sarà al cinema da solo, mentre io, te e Nessie compreremo l'anello. Hai capito tutto?”
“Certo, fino a qui ci sono. E poi?”
Mi guardò sorpreso. “E poi basta.”
“Ah, gran piano.” commentai.
“Non posso progettare tutto il piano in un momento solo. Non posso neanche decidere in che giorno effettuare tutto questo! Dovrà essere una decisione istantanea, così le probabilità che Alice lo veda saranno ancora più basse.”
“Diabolico!” esclamai divertita.
“Tieniti pronta, potremmo entrare in azione in qualunque momento...”
E così dicendo uscì velocemente dalla stanza.
Jasper... È... Psicotico...
Questo era il mio unico pensiero mentre, schiacciata come una sardina su quello che doveva essere il sedile posteriore della mia macchina, risentivo per l'ennesima volta il programma della giornata. Jacob si era lasciato convincere facilmente, era bastato lasciargli guidare la Ferrari fino a Seattle e ritorno. Tuttavia, anche lui dubitava un po' della sanità mentale del vampiro biondo che gli stava seduto accanto. Non tanto per l'idea di cercare di sorprendere Alice, ma piuttosto il modo in cui stava prendendo la faccenda. Sembrava di partecipare ad un blitz. Fortuna che Renesmee considerava tutto questo come un gioco.
“Jazz, hai presente quei reduci del Vietnam che ritornarono dal fronte col cervello fuso credendo di essere ancora in guerra?” gli chiesi retoricamente interrompendo il suo riepilogo.
“Cosa? Che c'entra?”
“Oh, niente” risposi fingendomi indifferente.
Jacob rise sotto i baffi.
“Divertente.” rispose l'altro sarcastico “Ma siete sicuri di avere capito bene i tempi d'azione?”
“SÌ!!!” urlammo in coro io e Jake.
“Jasper, se provi a ripetere ancora una volta quella dannatissima scaletta, giuro che spiffero tutto a tua moglie, intesi!?” lo minacciai esasperata.
Non parlò più per il resto del viaggio.
Lasciammo Jacob in uno dei cinema della città e Jasper prese il posto di guida. Arrivammo nel centro commerciale di Seattle.
Il posto era immenso: l'ultima volta che ne avevo visto uno simile era in Arizona, il che faceva comprendere fino a che punto odiassi lo shopping.
Era anche affollato. C'erano molti più umani di quanti ne avessi visti da quando ero vampira. Sembrava che tutta la città avesse deciso contemporaneamente di fare compere proprio quel giorno.
Per prima cosa ci imbucammo in un negozio di bricolage e cartoleria. Qualche giorno prima, Nessie aveva visto Esme costruire il plastico per un nuovo progetto e voleva provarci anche lei.
Normalmente a una bambina si comprerebbero dei Lego, ma per Nessie non mi sembrava sufficiente.
Avevo quindi chiesto suggerimenti ad Esme, che mi ha subito avvertito di non comprare del compensato, troppo difficile da tagliare. Comprai quindi del cartoncino pressato, della colla vinilica, dell'acetato e alcune decorazioni come alberi, corrimani e listelli di legno.
Usciti dal negozio mia figlia era felicissima: ero sicura che quei banali oggetti avrebbero stimolato moltissimo la sua creatività.
Successivamente ci recammo in gioielleria. Era un posto molto chic, costellato di faretti bianchi puntati sugli articoli, i quali di conseguenza brillavano come sotto la luce naturale. I gioielli erano posati sul velluto nero, racchiusi in eleganti teche di vetro.
“Buongiorno, signor Hale. Lieto di rivederla.” salutò il commesso.
Era un tipo alto e mingherlino, sulla cinquantina, e con uno spesso paio di occhiali.
Dopo avermi osservato affermò: “Immagino che lei sia la signora Cullen, moglie del signor Edward”
“Come!?” Era un indovino per caso?
“Gli orecchini” spiegò.
Con una mano sfiorai i pendenti nuovi che portavo.
“È il gioielliere di fiducia della famiglia” mi disse Jasper.
Capii in quel momento la sua espressione compiaciuta: probabilmente solo con i soldi ottenuti dai Cullen aveva comprato uno yacht di lusso.
“Sono arrivati gli articoli che avevo richiesto?” chiese Jasper.
“Certamente” rispose l'altro, ignorando completamente il vassoio contenente una trentina di anelli che era sistemato sotto il bancone di cristallo e voltandosi invece ad aprire una cassaforte incassata nel muro.
“Cominciamo partendo dai sei carati in su. Questo, ad esempio, è uno splendido esemplare Tiffany del Sud Africa, taglio a smeraldo, incastonato in oro bianco. Colorless e assolutamente Flawless. Oppure, possiamo analizzare alcuni rarissimi diamanti rossi...”
“Solo diamanti dal taglio brillante, in stile moderno e semplice ma molto elegante” affermò Jazz.
“Abbiamo questo modello Trilogy. I tre diamanti hanno tutti un peso di due carati e mezzo. Oppure quest'altro, a parer mio un capolavoro, con un diamante rosso, privo di imperfezioni, di quasi due carati tra due diamanti, colore D, di un carato ciascuno, incastonati nel platino. Come può vedere, sono presenti due diamanti laterali, al di sotto di quello rosso, di mezzo carato.”
Jasper analizzò attentamente i due modelli. Li prese in mano, li rigirò in ogni angolazione e sotto ogni tipo di luce, li osservò sotto la lente di ingrandimento, tuttavia dopo una mezz'ora buona era ancora indeciso, mentre io avevo già fatto in tempo a comprare un bracciale a Renesmee.
“Posso vedere le certificazioni?” chiese al commesso.
“Jasper, sono entrambi bellissimi. Scegline uno e andiamocene!” mi lamentai.
“Cosa!? Ma sei matta? Ti rendi conto che se non compro l'anello perfetto Alice me lo rinfaccerà per tutta l'eternità? Per non parlare che si dovrà intonare allo stile che avrà il suo abito. Fortuna che almeno questi due modelli soddisfano le quattro C!”
“Le quattro cosa?”
Alzò gli occhi al cielo, come se fosse una cosa ovvia.
“Le quattro C: color (colore), clarity (purezza), cut (taglio) e carat (peso). Vedi” e così dicendo prese i certificati che gli porgeva il gioielliere “il primo anello possiede tre diamanti da 2,53 carati, colore D (bianco eccezionale), purezza IF (Internally Flawless, all'interno non è presente nessuna imperfezione), e taglio very good, il massimo della precisione. Il secondo, al contrario...”
Annuii come se ci stessi capendo qualcosa, tuttavia mi cadde l'occhio sul prezzo di quei due gioielli.
Trilogy: 162.380 $
Red Promise: 165.620 $
Quei due affarini costavano così tanto? Sembravano così piccoli!
Il diamante rosso aveva appena otto millimetri di diametro.
Inorridii pensando a tutti i regali che mi aveva fatto Edward.
“Hai ragione, sono entrambi stupendi” continuò Jasper “Però devono essere stupendi per lei. Conosco alla perfezione i suoi gusti. Malgrado la moda sia cambiata nel tempo, è sempre propensa verso delle particolari caratteristiche. Il...” abbassò ancora un po' la voce per non farsi sentire “...il suo primo abito da sposa ricalcava perfettamente la sua personalità: era in organza, senza spalline. Era incantevole mentre camminava verso l'altare...” concluse perdendosi nei ricordi.
“Pensi che vorrà rimettersi quello?” chiesi.
“Non è possibile. È andato a fuoco in un incendio negli anni '60. Lei era troppo lontana per impedirlo...”
Tornò a fissare i due anelli.
“Credo che prenderò questo” disse indicando il Red Promise “L'altro è troppo classico per lei”
“Deus Gatias!” esclamai, lieta di tornare a casa.
Dopo che Jasper ebbe pagato con carta di credito Platinum lo spropositato prezzo del suo acquisto, finalmente stavamo per tornare indietro quando mi ricordai della sorpresa che avevo annunciato a Edward per non farlo venire con noi.
Non avevo la più pallida idea di che cosa fare.
“Prova qualcosa di semplice. Che ne so, un nuovo set di corde per il piano...” mi suggerì Jazz.
Lo guardai male. Non avrebbe potuto dire niente di più stupido. Se a Edward servivano delle corde se le andava a comprare da solo! Che razza di sorpresa era?
“Non guardarmi così! Prima che arrivassi tu era ossessionato da quel pianoforte... e dalla sua auto.” si giustificò.
“Sì, ma adesso ha altro da fare.”
Lo avevo detto con la massima innocenza possibile, senza accorgermi del doppio senso.
Rise “Sì, immagino. Poveraccio, dopo aver passato cento anni da solo... Se ti interessa, da queste parti c'è un certo negozio che potrebbe essere utile al caso. Ti tengo io Nessie, se non vuoi che veda nulla di scabroso...”
“Jazz!” mi lamentai. “Da quando in qua ti prendi certe confidenze con me?”
“In fondo sei mia sorella, no?”
“Ecco, ancora peggio!”
Alzò gli occhi al cielo “Sto solo scherzando, Bella. Non capisco come mai te la prendi sempre così tanto, anche con Emmett. Neanche ci fosse qualcosa di male...” commentò.
“Ovvio che non penso che ci sia qualcosa di male...” replicai “è solo che mi imbarazza parlare di questi argomenti, ecco.”
“Non importa, lasciamo perdere. Quindi cosa hai intenzione di fare?”
Provai a spremermi ancora un po' le meningi, ma senza risultati concreti.
Sbuffai. “Non lo so, mi arrendo!”
Mi buttai su una panchina in mezzo al corridoio del centro commerciale.
“Nessie” la chiamai avvicinandola a me “Tu cosa regaleresti a papà?”
“Mmm... Quello!” esclamò indicando in punto dietro alla mia spalla.
Mi voltai e vidi un negozio di belle arti.
“Nessie, papà non dipinge” le spiegai.
“No, lui no...”
Corrugai le sopracciglia mentre cercavo di capire di cosa stesse parlando.
“No!” esclamai quando compresi “No no no no no! Non ci penso proprio di imparare a dipingere per farlo contento!”
“Ma tu sai già dipingere! E poi hai qualche idea migliore?”
Bella domanda. Avevo qualche idea migliore? No! Quindi non avevo scelta...
“Bella, non puoi tornare a casa a mani vuote: se Edward si insospettisce, sono fregato!” mi ricordò Jasper.
“Ok, ok, lo faccio! Però mi devi un bel favore...” mi rassegnai mentre mi accingevo ad entrare nel negozio.
Non presi molto, solo qualche tela, dei colori e un paio di libri. Ciononostante, contando anche quello che avevo preso per Nessie, le borse erano davvero parecchie.
“Abbiamo comprato così tanta roba che ci servirebbe un'auto nuova per portarle a casa!” esclamai.
Non avevo messo in conto che avremmo preso così tanto: non ci sarebbe mai stato nel bagagliaio quasi inesistente della Ferrari.
“Il concessionario è in fondo alla strada” mi comunicò Jasper con tono serio.
“Era solo una battuta”
“La mia no. In fondo, devo pur ricompensare Jacob della sua collaborazione...” rifletté.
“Il fatto di aver lasciato guidare lui era la ricompensa.”
Mi guardò in un modo strano.
“Tu sei un po' tirchia” affermò.
“Sarà” replicai scettica. Secondo me erano loro ad avere le mani bucate.
“Tu lo conosci molto bene, secondo te gli piacerebbe una Lamborghini?” mi chiese.
Sospirai. Non avevo certo intenzione di dissuaderlo: i soldi erano i suoi.
“Secondo il mio parere, basta che gli regali un motore con quattro ruote attaccate e ti sarà debitore per l'eternità.”
Andammo così dal concessionario. Anche in questo caso, il direttore conosceva perfettamente tutta la famiglia, che probabilmente considerava come manna dal cielo.
Non fu sorpreso dalla richiesta di Jasper di avere un auto sul momento. Una persona normale avrebbe dovuto aspettare almeno una settimana prima che tutte le carte fossero a posto.
Invece, sbandierando la carta di credito piena zeppa di soldi uscimmo da lì solo un'ora dopo con una scintillante Lamborghini Murciélago nera, chilometri zero.
“Non mi abituerò mai a fare shopping come una Cullen” affermai.
Divisi gli acquisti tra le due macchine e mi misi alla guida della Ferrari, mentre Jasper prese la macchina nuova.
Quando arrivammo nei pressi del cinema vidi Jacob frustrato per il nostro ritardo. Non lo sarebbe stato per molto.
Scesi per non perdermi l'attimo in cui si sarebbe messo a sbaciucchiare Jasper in mezzo alla strada. Sarebbe stato un momento da immortalare.
“Di chi è quella macchina?” chiese mentre Jazz scendeva.
Era evidentemente impressionato.
“È tua, amico!” gli rispose l'altro lanciandogli le chiavi.
Jacob rimase paralizzato per una ventina di secondi, occhi fuori dalle orbite.
“Co...come?”
“Beh, visto che mi stai aiutando con questa storia, ho pensato di farti un regalo.”
“Mi hai regalato una Lamborghini?” chiese di nuovo scandendo le parole, giusto per essere sicuro della situazione.
Jasper annuì.
“Non ci posso credere!!!” esclamò improvvisando una danza sul posto.
Il suo giubilo era talmente comico che io e Jazz non eravamo le uniche persone in strada a ridere.
“È un'auto eccezionale! Grazie, grazie, grazie!!!”
Per un attimo sembrò volesse lanciarsi su Jasper a braccia aperte, poi rendendosi conto di quello che stava facendo si limitò ad un virile pugno sulla spalla.
“Grazie mille, amico. Ma guarda! È l'ultimo modello! Guarda un po' che carrozzeria... e gli interni!”
Emozionato come un bambino il giorno di Natale si lanciò ad analizzare ogni dettaglio della vettura, con termini che per me erano arabo. A quanto pare quella era la versione sportiva, e oltre di un motore eccezionale era anche dotata di moltissimi accessori.
“Cavolo, devo guidarla subito! E poi una macchina del genere un giorno o l'altro dovrò provarla in pista...”
E così dicendo si sedette al posto guida e partì insieme a Jasper.
Sperai vivamente che quei due non stessero via tutto il giorno, visto che avevo ancora i miei acquisti a bordo.
Mentre tornavo a casa riflettevo sull'assurdità della cosa. Non avevo mai capito questo entusiasmo per le automobili: dal mio punto di vista erano solo mezzi di trasporto da un punto A ad un punto B.
Quando arrivammo, Edward era già lì ad aspettarci. Aprì la portiera di Nessie e l'aiutò a scendere.
“Vi siete divertite?” ci chiese.
“Diciamo che siamo sopravvissute” risposi. Dall'auto estrassi gli acquisti: c'erano le mie tele e metà degli occorrenti per il plastico.
“E quelle cosa sono?”
Cercai di sembrare più naturale e sincera possibile: “Ho deciso che forse un po' di tempo per dipingere potrei anche trovarlo... Solo come hobby, non ho intenzione di andare a scuola...” precisai.
I suoi occhi brillavano: “Davvero?”
Annuii.
“Sono contento. Sei così brava! Non sfruttare le tue capacità sarebbe uno spreco.”
“Se lo dici tu” replicai scettica.
Prese in mano alcune borse.
“Hai trovato anche quello che cercavi per Renesmee?”
“Sì, però qui non c'è tutto. Il resto è nell'altra auto...”
“Altra auto?”
“Proprio così. Jacob rompeva a tal punto che Jasper pur di farlo star zitto gli ha regalato una Lamborghini. Chissà che se ne fa, poi...”
“Alla gente normale piacciono le auto” disse per stuzzicarmi.
“Sai che non sono normale”
“Grazie al cielo non lo sei!” esclamò, dandomi subito dopo un bacio.
“Quand'è che inizi a dipingere?” chiese cambiando repentinamente discorso. Doveva essere proprio ansioso di vedermi con un pennello in mano.
“Anche subito, se mi fai da modello...”
“Perché proprio io?”
“Perché sei bellissimo e perfetto” risposi “E poi perché lo faccio solo a causa tua”
