giovedì 18 agosto 2011

Sunrise: Capitolo 6


Sunrise
Chapter 6: The Chat

(POV Charlie)

Avevo questo chiodo fisso nel cervello da un po' di tempo.
Continuava a pungermi come un insetto. Una parte di me, forse il vecchio romanticone che era rintanato sotto una sfilza di altri problemi e che credevo andato per sempre, desiderava buttarsi, senza pensare ai ma, ai perché, ai forse...
Ma per la miseria, i dubbi c'erano ancora! E parecchi.
Non potevo buttarmi, perché non era solo una decisione mia, e affrettare i tempi avrebbe potuto incasinare tutto.
A volte mi soffermavo a pensare ad Harry. Eravamo amici fin da quando eravamo all'asilo. Ricordavo ancora tutti i guai in cui ci eravamo ficcati da piccoli. Come quando, insieme a Billy, avevamo preso in prestito l'auto di suo padre per andare ad una festa a Seattle, pur di far colpo su delle ragazze. Ovviamente senza il consenso di nessuno dei nostri genitori. Quelle ragazze ci snobbarono completamente, ma lì Billy conobbe Sarah.
Tornati a casa un po' brilli, finimmo in punizione per un'eternità.
Però ne era valsa la pena.
Pensare che era morto solo l'anno scorso...
E adesso mi sentivo un traditore.
Ogni volta che mi trovavo insieme a Sue stavo benissimo, meglio di come mi sia mai sentito da quando avevo divorziato.
Anzi, probabilmente neanche con Renée ero mai stato così felice.
Non pensavo che avrei potuto un giorno affermare una cosa simile.
Ma non appena mi ritrovavo a riflettere sulle mie azioni, non potevo non sentirmi in colpa.
Dovevo aspettare ancora, lasciare che passasse un po' di acqua sotto i ponti prima di agire.
Comunque, a rifletterci bene, perché dovevo essere io a biasimarmi?
Io non stavo tradendo nessuno, se non me stesso. La decisione spettava a Sue. Quindi dovevo chiederglielo.
Però, se lo facessi, lei potrebbe pensare che non rispetti i suoi sentimenti e che sia un insensibile.
In rari casi mi ero sentito spaccato in due come in questo momento, mentre fissavo l'anello di mia nonna Grace.
Altra questione pungente: se decidevo di agire, avrei dovuto usare quell'anello oppure uno nuovo?
In fondo era un'eredità di famiglia, però era anche lo stesso che avevo dato a Renée...
Che casino.
Decisi che avevo ancora tempo per decidere.
Misi via l'anello.
Mi preparai.
Aspettai che arrivasse Sue.
Partimmo per andare a casa Cullen.
Tutto fatto con gesti automatici, da robot, perché la mia testa era completamente su un altro pianeta.
“Che cos'hai, oggi? Sembri così assente...” commentò lei.
Avevo appena parcheggiato di fronte alla villa.
“Non ho niente” risposi.
Non aggiunse altro. Forse perché aveva capito che non ero dell'umore giusto per fare due chiacchiere.
Mentre salivo i gradini d'ingresso riflettei che non era necessario che chiedessi a Sue di sposarmi. Era sufficiente chiederle di coabitare.
Tuttavia il problema era sempre lo stesso.
“Charlie!” mi sentii chiamare.
Perso nei miei pensieri non mi ero neanche reso conto di chi c'era in casa.
Renée e Phil erano seduti sul divano insieme a Bella e a Nessie.
Mi accorsi con stupore di non provare più il solito disagio alla vista della mia ex. Sue l'aveva cancellata del tutto.
“Ciao Renée. Phil...” salutai.
“Ciao, non pensavamo che saresti venuto così presto” disse Renée alzandosi per darmi un goffo abbraccio.
Non che io fossi più disinvolto, anzi...
“Bella mi ha fatto conoscere la nostra nipotina, hai visto?” esclamò allegramente.
Chissà se le avevano detto la verità oppure se le avevano raccontato la solita balla dell'adozione, bah...
“Già” risposi avvicinandomi alla piccola e scompigliandole i capelli “Nessie è un amore di bambina” affermai.
La bimba mi guardò rivolgendomi un sorrisone.
“Ehm, Renée, ti ricordi di Sue?” la presentai per educazione.
“Ma certamente. Piacere di rivederti”
“Anche per me.”
Non sapendo più cosa dire e imbarazzato dalla situazione, andai a sedermi su una delle poltrone. Sue si sistemò subito dopo in quella accanto.
“Cosa vi porta da queste parti?” chiesi.
“Oh, tu sapessi! L'altro giorno ho ricevuto una notizia di quelle... insomma non me lo sarei mai e poi mai aspettato. Non potevo certo dire una cosa del genere per telefono, è troppo importante! Quindi abbiamo preso il primo aereo e siamo venuti subito qui. Siamo arrivati ieri mattina. E venendo qui cosa scopro? Di essere diventata nonna! Ma ti rendi conto? E tu che lo sapevi già da cinque mesi! Ma non importa: adesso sono qui e tutto il resto non ha più importanza. Mi sarebbe piaciuto se ci fossero stati anche Carlisle ed Esme, ma non potevamo certo sapere... Comunque non ci possiamo fermare molto: ho già prenotato tutte le visite dal dottore e la prossima settimana devo essere di nuovo a Jacksonville. E poi anche Phil deve ritornare al lavoro lunedì...”
Mi ero quasi scordato della straordinaria capacità di Renée di parlare a vanvera per mezz'ora senza in realtà dire un tubo.
“E qual'è la grande notizia?” la interruppi.
“Oh, accidenti! Non l'ho ancora detto! Scusa, è solo che sono così emozionata. Allora, sei pronto? Tieniti forte perché è proprio una bomba...”
Fece una lunga pausa per creare suspense.
“Aspetto un bambino!” esclamò, saltellando sul divano.
Questo non me lo aspettavo proprio.
“Oh, b-beh, congratulazioni!” balbettai.
“Già, sono alla terza settimana! Non è fantastico? Tra poco più di otto mesi avrò tra le braccia un piccolo pargoletto. Sembra passato un secolo da quando ho avuto Bella...”
“Non sono ancora così vecchia” rispose ridendo mia figlia.
“Oh, era per dire” ribatté alzando gli occhi al cielo.
“Però non mi hai ancora promesso di venirmi a trovare un po' più spesso” si lamentò Bella.
“Te l'ho detto: vedrò se sarò libera da impegni. E poi potresti essere tu a venire in Florida! Scommetto che Renesmee non ha mai visto come è fatto il sole...”
“Non è sempre nuvoloso. Questo posto non ti piace solo perché arrivi sempre nei periodi con il tempo più brutto” la contrastò.
“Andiamo, non puoi davvero considerare bello questo posto!”
“Mi piace Forks. Sul serio. E probabilmente quando dovremmo trasferirci sceglieremo un posto con un clima simile, quindi dovrai farci l'abitudine per forza.”
“Ok, facciamo un patto: per ogni visita che faccio io qui, voi venite da me. Partendo da oggi. Perciò, la prossima volta sarete voi a partire.”
“Affare fatto” concordò Bella.
Si strinsero la mano con solennità.
“Adesso andiamo a vedere casa tua?” chiese una  Renée particolarmente entusiasta, battendo le mani.
“Certo. Charlie, Sue: visto che siete qui porto anche voi a vedere il cottage. Prima era troppo difficile da raggiungere”
Io caddi dalle nuvole: non sapevo neanche che avessero una casa tutta loro.
Possibile che fossi sempre l'ultimo a sapere 'ste cose?
“Ma certo”
“Rose, vieni un attimo qui a tenere compagnia a Nessie. Devo andare via un attimo...”
“Subito” si sentì la sua voce dal piano di sopra.
Bella aspettò che arrivasse prima di dare un bacio a Renesmee salutandola con un affettuoso “Torno prestissimissimo”.
Ci avviammo verso il garage e Bella si mise alla guida della Volvo.
Il viaggio fu breve: arrivati sulla strada principale percorremmo neanche mezzo chilometro per poi prendere un'altra stradina laterale immersa nel bosco. Era ancora più stretta di quella che portava alla villa, la foresta circostante ancora pretendeva di riprendere il posto che le avevano tolto. Ben presto raggiungemmo una piccola radura. Parcheggiammo di fronte ad un cottage di pietra, molto pittoresco, ma allo stesso tempo ben ristrutturato. Ciononostante, immerso in quell'atmosfera, faceva venire i brividi.
Nemmeno io avrei vissuto in un posto del genere, figurarsi Renée. Infatti, alla vista del luogo, quest'ultima si aggrappò strettamente al braccio di Phil.
“Siamo arrivati” annunciò Bella entusiasta.
Una volta scesi ci chiese: “Che ve ne pare?”
“Non male” giudicai non troppo sinceramente.
La casa in sé era anche passabile, la sua ubicazione un po' meno.
“È molto carina, Bella” rispose Renée. Qualcosa mi diceva che neanche lei avesse detto tutta la verità.
In quel momento si sentì uno strano rumore, simile ad uno stridio.
“Cos'era quello?” chiese Renée con un leggero cenno di isteria.
“Non avere paura, è solo un cucciolo di cinghiale che gira qua nei dintorni. Lo visto un paio di giorni fa.” ci spiegò.
Sue era stata l'unica a non aver fatto una piega.
“Venite, vi faccio vedere com'è dentro”
Ci condusse oltre la soglia. Dalla giusta angolazione, la foresta non era visibile e l'interno appariva molto accogliente e caldo. L'arredo era una strana accozzaglia di stili che stranamente insieme davano un bell'effetto. Nel caminetto bruciava della legna proveniente dalla riserva, che a causa del sale dava una fiamma verde. Io sinceramente preferivo la legna normale: l'ambiente era già alieno abbastanza senza che ci si mettesse anche un'atmosfera da film horror.
La parte sul retro era completamente di vetro, come la villa. In effetti lo stile era simile: anche in questo caso il colore predominante era il bianco, con qualche tocco di legno e di pietra qua e là.
“Questo è il soggiorno” spiegò Bella “Lì a destra c'è la cucina, mentre a sinistra è presente la zona notte. Non è molto grande: la camera padronale, quella di Nessie e quella degli ospiti, due bagni e una cabina armadio.”
“Mi piace com'è arredata.” commentò Phil “È stata Esme?”
“Sì, praticamente ha scelto tutto lei. Ha preso le cose che più mi piacevano dalla villa ed è riuscita ad integrarle perfettamente”
“Quello l'hai fatto tu?” chiese Renée indicando un acquerello appeso alla parete. Ritraeva Bella ed Edward mentre ballavano.
“Già”
“Non sapevo avessi ripreso a dipingere. Hai fatto anche qualcos'altro, per caso?”
“No, solo quello. Era solo per passare il tempo” rispose sbrigativa.
“Beh, è davvero bellissimo. Secondo me dovresti farlo per professione...”
“Ti prego, non ti ci mettere anche tu. Già Edward cerca di convincermi...” si lamentò Bella.
“Oh, cara, lui cerca solo di aiutarti a scegliere le attività che più ti si addicono. Insomma, capisco che adesso sei diventata madre e frequentare l'università potrebbe essere difficoltoso, tuttavia qualche hobby devi pur averlo.”
“Per il momento non ne sento la necessità. In ogni caso avrò tutto il tempo del mondo per mettermi a studiare quando Nessie sarà grande...” ribatté.
In effetti, pensai, con il ritmo a cui cresceva Renesmee sarebbe stata adulta molto presto. Tuttavia avevo paura che, una volta superato questo ostacolo, si sarebbero ripresentate altre scuse per non farlo. Non volevo che mia figlia buttasse via le sue capacità in questo modo.
“Ma non hai intenzione di studiare o, chessò, trovare un lavoro?” le chiesi.
Lei scosse la testa.
“Non adesso. E in ogni caso lo farò solo per una vera vocazione. Di sicuro non sono costretta. Se hai notato, l'unico in famiglia che ha un vero lavoro è Carlisle, che di certo non ha bisogno del misero stipendio che gli passa l'ospedale di Forks. Lo fa solo perché è quello che vuole fare da tutta una vita. Io non ho ancora deciso: l'unica cosa di cui sono sicura in questo momento è che voglio dare tutta me stessa nello sforzo di essere una buona madre e una buona moglie. Credo di averne tutto il diritto...”
“Se ne sei sicura...” ribattei un po' contrariato.
“Certo.” rispose.
Vedendomi ancora un po' scettico mi si avvicinò sfiorandomi il braccio.
“Lo so, papà, che sei preoccupato per me. Ma non devi. Sta tranquillo: so quello che faccio” mi rassicurò.
“Non puoi chiedermi di non preoccuparmi per te. È il mio mestiere” replicai.
Le sue labbra si incurvarono leggermente.
“Se lo dici tu...”
Dall'altro lato della sala, Renée stava osservando con attenzione uno dei mobiletti e nel frattempo ne commentava con Phil la pregiata fattura, come ripeteva ogni due parole. Lui la stava ascoltando con attenzione, o almeno così sembrava, diversamente da come avrei fatto io.
Dato che non c'era nulla di interessante in quella conversazione, decisi di continuare il discorso con Bella. Oramai avevamo iniziato, tanto valeva andare fino in fondo...
“Però prima di venire a vivere qui, insomma, prima di innamorarti di Edward e tutto il resto, non avevi intenzione di fare qualcos'altro nella vita? Immagino che all'epoca non pensassi di mettere su famiglia così presto...”
Lei ridacchiò: “No, in effetti se due anni fa qualcuno fosse venuto a dirmi come sarebbero andate le cose, non gli avrei mai creduto!”
Poi però si fece più seria e pensò alla mia domanda.
“Non è che avessi delle idee chiare sul mio futuro...” mi rispose “mi è sempre piaciuta molto la letteratura, quindi probabilmente mi sarei diretta in quella direzione. Nella mia classe a Phoenix c'era una ragazza, non proprio una mia amica ma piuttosto una conoscente, che sembrava quasi allergica ai libri e ne fui confusa, perché sembrava abbastanza intelligente. Quando le chiesi il motivo mi rispose che, la prima volta che aveva deciso di leggere qualcosa, aveva trovato il libro così brutto che non aveva più osato prenderne in mano un altro. E la nostra professoressa non è che aiutasse molto! Insomma, ci faceva sempre leggere libri del Trecento, se non antecedenti, oppure trattati filosofici e simili. Certi testi vanno bene a coloro che sono già appassionati di letteratura, ma per i neofiti rappresenta un veleno: soffocano anche il più piccolo interesse che possono celare nel loro animo. Io sono convinta che, con un piccolo aiuto, chiunque potrebbe trovare il libro adatto a sé... Perfino tu, scommetto!” terminò lanciandomi un'occhiata.
“Uhm, ne dubito. L'unico libro che ho preso in mano in vita mia si intitolava Cento e uno ami da pesca per ogni esigenza, e ne ho letto appena due righe...”
Lei rise: “Dovresti provarci! Magari leggendo qualche libro giallo o d'azione. Oppure ci lanciamo sul genere avventuroso, che ne dici? Potrei andare in biblioteca per prenderti qualcosa di Jack London, forse ti appassionerebbe”
“Lascia perdere, è meglio”
Sospirò pesantemente.
“Per questo mi sarebbe piaciuto, ad esempio, fare l'insegnante di inglese, alle medie oppure al liceo. Avrei potuto trovare un modo per stimolare l'amore per la lettura nei ragazzi. Però, da questo punto di vista, mi sento molto appagata in questo momento perché sto insegnando a mia figlia tutto quello che so al riguardo. La sto crescendo a pane e letteratura!” esclamò ridendo “Ogni sera mi chiede di leggerle qualcosa, soprattutto dei classici, e questo mi riempie di felicità. Per questo non ho voglia di fare nient'altro, oltre per la paura di perdermi la sua infanzia. Quando sarà grande, potrei anche riprendere in mano quest'idea, chissà...”
Io annuii, contento che almeno avesse ancora qualche aspirazione per il futuro.
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Tornati alla villa era già ora di pranzo. Bella si offrì di cucinare, ma Sue aveva intenzione di aiutarla e non voleva sentire repliche. Le aveva anche detto che le avrebbe mostrato come si preparava la sua specialità: filetto di platessa in salsa agrodolce. Una delizia.
“Se volete vi aiuto anch'io” propose Renée.
Entrambe declinarono gentilmente l'offerta.
Phil, Emmett e Jasper andarono a vedere la partita che davano in TV, ma io non ero dell'umore adatto.
Mi alzai ad andai a guardare fuori dalla vetrata. Faceva ancora così freddo che sull'erba e sulle foglie era ancora presente la brina. Potevo solo immaginare quanto fosse gelido il fiume che scorreva tranquillo attraverso gli alberi.
“Che cos'hai?” mi sentii chiedere alle spalle. Era Renée.
“Niente.”
Quella era la mia risposta del giorno.
“Bugiardo: ti conosco. Che ti passa per la testa?”
Questa volta evitai di rispondere. Possibile che dovesse essere sempre così invadente? Non avevo voglia di parlare. Punto.
“È per via di Sue?” continuò.
“Immagino di sì. È così evidente! Non si può fare a meno di notare come la guardi...”
“Insomma, la vuoi piantare!” le urlai dietro, senza neanche sapere bene perché. Quando ero preso dall'ansia diventavo burbero.
“Ah, ti ho fatto parlare!” esultò come una bambina “Allora c'è qualcosa sotto!”
Sbuffai.
“Guarda che sono contenta per te. Diciamocelo, sarebbe anche ora che tu ti rifaccia una vita, dopo ben diciotto anni. Mi ha sempre fatto male vederti così infelice, sai?”
“Non sono infelice” ribattei, forse troppo sulla difensiva “E comunque è da un po' che mi sono rifatto una vita...”
“Ah sì? Hai mai avuto finora una storia che sia durata più di un paio di mesi?” mi chiese a bruciapelo, guardandomi scettica.
Anche stavolta non risposi. Mentire sarebbe stato superfluo. Era come parlare con un investigatore privato.
La verità era che le poche storie che avevo avuto in passato erano durate anche meno...
“Qual'è il problema con Sue? Insomma, sembra che anche lei sia piuttosto coinvolta.”
“È vedova di fresco” risposi “e suo marito era il mio migliore amico.”
“Quando è successo?”
“Quasi un anno fa.”
Annuì comprensiva.
“Capisco. Ma devi anche considerare le circostanze. Lei è una donna molto forte, e non sembra che abbia intenzione di buttarsi via. È consapevole che nonostante tutto la vita va avanti, nella buona e nella cattiva sorte. Io credo che sia già pronta.”
Mi venne da ridere. “Non la conosci neanche!”
“Già, ma sono più brava di te a capire le persone a prima vista. Lo sono sempre stata.”
Sospirai. “Forse hai ragione” acconsentii “tuttavia ancora... ancora non mi sembra giusto. Ci sto pensando da molto tempo e mi sono convinto che probabilmente è meglio aspettare ancora un po'...”
“Charlie, quand'è che finalmente smetterai di ragionare con la tua testa e inizierai a seguire il tuo cuore?” mi chiese retoricamente. Sembrava la tipica frase da cioccolatini.
“Con te ho seguito il cuore. E guarda com'è finita.” ribattei di getto.
Si soffermò un attimo a riflettere.
“È diverso” rispose alla fine “Eravamo giovani e non sapevamo ancora cosa volevamo. Non eravamo fatti per stare insieme, tutto qui. Ma questo non vuol dire nulla. Potresti anche aspettare dieci anni, ma le probabilità che funzioni non sarebbero più alte. Conosco una coppia, e non lo dico tanto per dire, che ha vissuto insieme per vent'anni senza mai sposarsi, avendo anche tre figli. Poi hanno improvvisamente deciso di consacrare la loro unione in chiesa. Hanno divorziato l'anno seguente”
“È solo un caso”
“Appunto! Ogni situazione è diversa. Tua figlia, per esempio, pur con la sua giovane età è riuscita a fare la scelta giusta. Si è buttata, disposta a rinunciare a tutto per l'uomo che ama... E adesso guarda come sono felici!”
Mi guardò dritto negli occhi.
“Buttati” ordinò “Cerca di essere impulsivo per una volta!”
“Ok, ok. Cercherò di seguire il tuo consiglio” la assecondai per placarla.
Tuttavia lei non sembrava intenzionata a lasciar cadere il discorso.
“Allooora” disse con un tono che non prometteva nulla di buono “tu e Sue... a che punto siete?”
“Ma dai, per favore...”
Sembravano dei discorsi adolescenziali.
“E dai, sono solo curiosa!”
“Forse un po' troppo...”
Continuava imperterrita a guardarmi pur di farmi cedere.
Ci riuscì.
“Beh, diciamo che siamo alla fase amore platonico” dissi, facendo il segno delle virgolette sulle ultime due parole.
“Oh, speravo qualcosina in più. In questo caso sarà meglio che inizi a darti da fare... Insomma, in una relazione è anche importante la compatibilità sessuale...”
“Oh, oh, oh. Calma. Non ho intenzione di parlare di certi argomenti con te.”
Si mise a ridere.
“Perché?” chiese, ancora piegata in due dalle risate “Ti imbarazza? Con tutto quello che abbiamo fatto vent'anni fa?”
“Non ho voglia di discuterne adesso, ok?” risposi irritato.
Continuò a ridere ancora per un po' prima di riprendere a parlare.
“Oddio, se ripenso a tutte le volte che... Ti ricordi di quella giornata a Disneyland? Nella stanza degli specchi...”
Mi persi per un attimo nei ricordi.
“Come potrei non ricordarmene?” chiesi “Abbiamo sempre pensato di avere concepito Bella quel giorno...”
“Come!?” si sentì uno strillo acuto proveniente dalla cucina.
Renée sbuffò. “Possibile che in questa casa non esista un briciolo di privacy?”
Emmett stava ridacchiando. Possibile che anche parlando così sottovoce ci avessero sentito?
“Va beh, ti lascio stare. Mi sa che per oggi ti ho già stufato abbastanza, giusto?” fece Renée apprestandosi a ritornare da Phil.
“No, aspetta” la bloccai “Dato che ti sei già offerta come consulente personale, io, ecco, avrei anche un altro problema...”
“Sono tutta orecchi.”
“Ehm, io non sono l'unico ad essere interessato a Sue” affermai, mentre fissavo la punta delle mie scarpe.
“Un po' di competizione non ha mai fatto male a nessuno.”
“Non se la competizione è fra due amici... Si tratta di Billy.”
Si fece ad un tratto pensierosa.
“Questo complica le cose.”
“Già.”
“Beh, anche in questo caso è Sue a decidere. Se ha deciso di passare così tanto tempo con te ci sarà un motivo. Per quanto riguarda Billy, purtroppo le possibilità non sono molte. Gli passerà, vedrai. È una persona molto ragionevole e sono sicura che capirà.”
Annuii. Non ero ancora molto sicuro sul da farsi, ma questo consiglio mi aveva rassicurato parecchio.
“È tutto qui quello che volevi sapere?”
“Ehm, no, c'è un'altra cosa. Se e dico se...” abbassai ancora la voce “decidessi di dichiararmi... potrei usare lo stresso anello che ho dato a te?” le chiesi.
“Ma certo! Era di tua nonna, mica mio. Comunque, non è necessario che tu lo dica a Sue. Se ti servirà ti reggerò il gioco...” propose.
“No, grazie. Non c'è ne sarà bisogno.” declinai.
“Come vuoi tu. Allora, ho alleviato un po' i tuoi tormenti?”
“Sì, grazie infinite.”
“Non c'è di che. E ricordati di invitarmi al matrimonio, quando ci sarà...” concluse facendomi l'occhiolino mentre si voltava.

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