Chapter 3: Visions and Visits
(POV Edward)
La giornata di ieri era stata indimenticabile e perfetta: sarebbe stato impossibile desiderare qualcosa di meglio. Tutta l'ansia che avevo accumulato nei giorni precedenti era svanita e finalmente non ero più preoccupato di aver organizzato qualcosa di sbagliato. Insomma, di aver fatto troppo o troppo poco. Fortunatamente, sembrava che anche Bella avesse gradito le mie sorprese, stranamente senza lamentarsi mai. Mi stupii soprattutto che non avesse fatto storie per il regalo. Forse si era semplicemente rassegnata a farsi viziare. Ma era più forte di me: se avessi potuto le avrei donato l'universo intero, avrei urlato al mondo i sentimenti che provavo per lei. Purtroppo tutto quello che facevo mi sembrava sempre insufficiente.
Difatti, per quanto potesse essere meraviglioso quel gioiello, che nella vetrina del negozio sembrava perfetto ma che addosso a mia moglie pareva insignificante, talmente era offuscato da lei, non poteva essere paragonato al suo regalo.
Non potevo credere che lei lo sottovalutasse così tanto. L'acquerello era talmente dettagliato e rassomigliante da essere una vera e propria opera d'arte. E poi era così personale! Il mio era solo un freddo ammasso di metallo e gemme, creato da un estraneo e assolutamente privo di significato.
Guardai di nuovo il dipinto che avevo appeso in salotto, in modo che tutti lo vedessero. Quel momento, il ballo di fine anno, era stato un momento magico per noi e non sarebbe potuto essere rappresentato meglio.
I colori pastello e la luce lo facevano assomigliare ad una favola. Infatti, Bella aveva sempre considerato tale la nostra vita. Questa sua positività aveva piano piano contagiato anche me, come un faro nella nella nebbia. Da quando l'avevo incontrata non ero più il depresso cronico e solitario della famiglia. Mi aveva donato la vita.
La vidi entrare con addosso un top bianco con inserti in jeans dalle spalline sottili e una gonna a balze bianca che le arrivava sopra il ginocchio. Una visione.
“Sei stu...” iniziai a dire.
“Sì, sì, sono stupenda certo. Se mi mettessi addosso un sacco di iuta me lo diresti lo stesso! Cos'è che me ne faccio di un armadio talmente grande se tanto, anche se andassi a comprare gli abiti in un centro di bricolage, tu non te ne cureresti affatto?” mi interruppe.
“Ovviamente ti troverei bellissima anche con un sacco addosso, perché mi immaginerei come staresti senza!” le dissi, imbarazzandola.
Alzò gli occhi al cielo: “Da quand'è che sei così sfacciato?”
“Da quando ci sei tu. Hai creato un mostro” le risposi ridendo.
Sbuffò. “Dai, andiamo a prendere Nessie. Mi manca.”
Mancava anche a me. Era difficile stare tanto tempo lontano da nostra figlia. Avevo mentito quando avevo detto di non essere preoccupato a lasciarla con Rosalie, forse lo ero anche più di Bella, ma avevo pensato che un solo genitore iperprotettivo era più che sufficiente.
Anche Renesmee a quanto pareva aveva sentito la nostra mancanza. Appena arrivammo, infatti, sentii i suoi pensieri entusiasti. La mia piccola aveva un'energia infinita, ma questa volta Rosalie era davvero riuscita a stancarla. La bionda l'aveva trattata come una bambola di pezza e Nessie era una bambina troppo dolce per dire basta quando era ora di smetterla. Non voleva rovinare un divertimento che, a dire la verità, era solo della zia.
Era seduta al tavolo da pranzo mentre divorava la colazione in compagnia di Jacob e Seth. Rosalie si era rifugiata in salotto per non sentire l'odore dei due lupi ed Emmett le faceva compagnia. Nel frattempo, Alice e Jasper guardavano, con grande disappunto di lui, un film sentimentale alla TV.
Quando Nessie ebbe finito di mangiare, io, lei e Bella ci sedemmo sul divano, tutti e tre abbracciati, mentre lei ci mostrava con il suo potere ciò che aveva fatto insieme agli zii. Oltre alla prova vestiti aveva anche giocato con Emmett, raccontandoci che quello era stato il momento più bello. Quando ci chiese cosa avessimo fatto noi le dicemmo, trascurando ovviamente i dettagli, che eravamo stati in spiaggia e poi al ristorante. Rise da matti sentendo del ruolo di cameriere di Embry, poi chiese se le avevamo lasciato qualche campione di sangue da farle assaggiare.
“Certo, tesoro, tutto quello che vuoi” le risposi sorridendo. A dire il vero avevamo scorte per un anno intero.
Bella mi guardò male. Si era impuntata sulla dieta umana, e aveva ragione, però io non riuscivo a dire di no quando Nessie mi guardava con quegli occhi castani così simili a quelli della madre. Era un tuffo al cuore doverle rifiutare qualcosa, di conseguenza mia moglie era costretta a fare la parte del genitore cattivo.
Cercai di salvarmi in extremis: “Però, Nessie, devi ricordarti di mangiare anche cibo umano. Il sangue te lo diamo solo se fai la brava” le dissi guardandola intensamente per farle capire che non scherzavo.
Lei annuii vigorosamente: “D'accordo, papà” mi disse.
Sorrisi quando mi chiamò in quel modo, come ogni volta che lo faceva. Poteva sembrare sciocco, ma dopo aver passato quasi un secolo nella più completa certezza di non potere avere una figlia, ogni cosa che mi ricordasse che lei era davvero mia, che non era un miraggio, era per me vitale.
Bella sembrò più contenta dopo la mia raccomandazione.
“Hai fatto bene” mi disse.
“Così ho fatto contente tutte e due le mie principessine” replicai. Davvero non sapevo come mi era uscita questa. Forse i cartoni animati che guardavo sempre con mia figlia mi avevano fatto male.
“Ah sì? E da quando sarei la tua principessina?”
“Perdona se ti ho chiamato così... in realtà sei la mia regina”
“Oh, molto meglio” disse sarcastica.
Jacob e Seth entrarono in salotto, infastidendo Rose che uscì subito in giardino.
“Guarda che non muori se resti per un secondo in stanza con loro” le borbottai dietro. Fece finta di non avermi sentito.
“Lo sai com'è fatta” la giustificò suo marito “fa fatica ad abituarsi alle novità. Vedrai che tra appena qualche decennio smetterà di sbuffare” aggiunse con una leggera punta di ironia.
Evitai di replicare che in realtà lei non era davvero contraria alla presenza dei licantropi: ormai a questo iniziava ad abituarsi e provava gratitudine per il loro aiuto durante lo pseudo-scontro con i Volturi. Ma la sua natura era quella di voler essere sempre la prima in tutto, e il fatto che Nessie preferisse palesemente restare con i Quileute piuttosto che con lei le dava un profondo dispiacere.
Evitai di replicare che in realtà lei non era davvero contraria alla presenza dei licantropi: ormai a questo iniziava ad abituarsi e provava gratitudine per il loro aiuto durante lo pseudo-scontro con i Volturi. Ma la sua natura era quella di voler essere sempre la prima in tutto, e il fatto che Nessie preferisse palesemente restare con i Quileute piuttosto che con lei le dava un profondo dispiacere.
“Com'è stato ieri?” chiese poi Emmett. Evitai accuratamente di leggergli nel pensiero per vedere tutte le supposizioni che aveva fatto, anche se non era poi così lontano dalla realtà. Sapevo perché cercava sempre di mettermi in imbarazzo: si stava vendicando di tutte le milioni e milioni di volte che lo avevo battuto nella lotta. Per quanto riguardava Bella... beh, la prendeva in giro solo perché lo divertiva farlo. Ma prima o poi avrei perso la pazienza.
“Se ti aspetti che ti diremo qualcosa ti sbagli di grosso, fratellone” rispose Bella “comunque è stato il miglior San Valentino della storia”
“Migliore di quello dell'anno scorso?” si intromise Jacob, con il chiaro intento di fare una battuta. Ma non potei trattenermi dal puntare gli occhi su di lui.
“Oh, eddai, scherzavo! Non mi dire che te la prendi ancora per queste cose: è ridicolo!” pensò Jacob interpretando male il mio sguardo, che distolsi subito.
In realtà non ero affatto irritato con lui, anche se il fatto dell'imprinting con mia figlia mi infastidiva parecchio. Non avevo motivo per esserlo, dato che dai suoi pensieri sapevo che non avevano fatto altro che bere bibite e chiacchierare da buoni amici e che, se anche fosse successo qualcosa, ora non importava più nulla. Mi sorpresi però di provare un leggero fastidio, ricordando a come io avevo passato il San Valentino passato.
Bella nonostante tutto era riuscita a sopravvivere e comportarsi quasi normalmente con i suoi amici e parenti. Io no.
Io quel giorno in particolare avevo avuto un'enorme crisi isterica, urlando contro i miei famigliari solo perché loro avevano la fortuna di stare in coppia. Dopodiché, resomi conto della figura che avevo fatto e soprattutto di come avevo reso infelice gli altri, me ne andai a fare quell'infruttuosa ricerca di Victoria. Certamente non era uno dei miei ricordi migliori.
Bella mi sfiorò il braccio: “Che hai?”
Capiva sempre al volo i miei stati d'animo.
“Niente, solo brutti ricordi” le dissi.
Si imbronciò.
“Una volta o l'altra taglierò la lingua a Jake” esclamò intuendo tutto.
“Perché?” chiese il lupo, senza capire.
“Te lo dico dopo” tagliò corto lei.
Poi si rivolse a me: “Il passato è passato. Stiamo vivendo un presente stupendo. Goditelo. E smettila di farti queste turbe mentali!”
Sembrava quasi un ordine.
“D'accordo, se proprio devo farlo...” risposi divertito.
“Bravo” disse appoggiando la testa sulla mia spalla.
Stavo quasi iniziando a rilassarmi, quando sentii i pensieri frustrati di Jasper.
“Ma perché continua a guardare questi stupidi film? Tra l'altro sa già come finiscono!” pensò esasperato.
Evitai di ridere per non farlo scoprire. Si stava lamentando perché su un altro canale era in programma un film d'azione che a lui piaceva molto. Ma non aveva intenzione di finire sbranato da sua moglie.
Si illuminò quando trovò una distrazione: si ricordò della scommessa fatta con Emmett.
Si voltò verso di me: “Edward, poi alla fine Embry si è sentito male ieri sera?”
“Cavolo, è vero! Me l'ero scordato...” esclamò l'altro “com'è finita poi?”
“Non è stato male” risposi annoiato. Sette decadi passate a sopportare le loro scommesse. Mi chiesi dove avessi preso tanta pazienza.
“Di che parlate?” chiese Bella.
“Jasper scommetteva che avrebbe vomitato di sicuro servendoci il sangue” le risposi alzando gli occhi al cielo.
“Ah. E qual'era la scommessa che aveva perso Embry?”
“Sempre lo stesso: lui e Quil si stavano sfidando a chi aveva lo stomaco più forte. Hanno fatto a gara per vedere chi riusciva a mangiare le frittelle al sangue che prepari tu. Embry non ce l'ha fatta”
Si mise a ridere, illuminandosi tutta. Rimasi incantato a fissarla.
Le parole di Emmett ruppero quel suono meraviglioso: “Allora, Jasperino, me ne devi cinque!”
“Avete scommesso per cinque dollari?” chiese Bella, ancora divertita.
“Macché, cinquemila!” “Figurati se scommettiamo per cinque, miserabili, dollari!”
Jasper estrasse dal portafoglio il denaro e lo consegnò a nostro fratello. Era dispiaciuto più per la sconfitta morale che per i soldi.
“'Sti qui parlano di migliaia di dollari come fossero noccioline. L'avessi io tutta quella grana!” pensò Jacob.
“Bella, lo sai che tra poco è il mio compleanno?” le chiese sperando che se la bevesse.
“Non è vero, lo so che li hai compiuti a Gennaio!” lo smascherò lei senza smettere di guardare Nessie.
“Appunto, è stato un mese fa, e tu non mi hai regalato nulla!” insistette cercando di impietosirla.
“Tu per il mio mi hai solo regalato un infarto e un'arrabbiatura. Non ti devo niente.”
Si avvicinò implorante: “Ti prego, tu quell'auto non la usi neanche! La lasci nel garage ad ammuffire. È uno spreco madornale: se non te prendi cura sta sicura che prima o poi si guasterà”.
“È un regalo di Edward: ha un valore sentimentale. Adesso piantala, sei infantile”.
“Non deve mica essere proprio quella, mi basta...”
“Jake, smettila!” disse lei concludendo la questione.
In quel momento gli occhi di Alice si fecero vitrei. La sua visione durò solo pochi secondi, ma fu molto chiara. Sarebbe stata una notizia positiva, se contemporaneamente non avesse comportato anche un sacco di complicazioni.
Un attimo dopo il telefono squillò, come predetto. Fu Bella ad andare a rispondere.
“Pronto, casa Cullen”
“Ciao, Bella! Sono io. Sono così contenta di trovarti a casa! Ho una notizia straordinaria...” si sentii dall'altra parte della linea la voce di Renée.
“Ciao, mamma. Che succede, sembri su di giri...” rispose lei con quel sorrisino divertito che aveva sempre quando la madre si entusiasmava per qualcosa.
“Oh mio Dio, non indovinerai mai cosa è successo! Però non posso dirtelo per telefono, è troppo importante. Vengo io lì.”
Bella rimase pietrificata per un secondo.
Ecco la grossa complicazione: Renée era molto più intuitiva di Charlie, che pure non ci aveva impiegato neanche un secondo a capire quanto fosse diventata strana sua figlia. Per di più lei non si sarebbe accontentata di una falsa scusa, avrebbe cercato di scoprire tutta la verità. Di certo Bella non voleva metterla in una situazione così pericolosa, tuttavia non voleva neanche tagliare definitivamente ogni rapporto con lei.
“Bella, Bella! Ci sei ancora?”
“Sì, sì. Ero solo distratta. Quand'è che arrivi?” rispose agitata.
“Io e Phil partiamo con il volo di stasera. Saremo a Seattle domani mattina alle otto”
“Ok, non vedo l'ora di riabbracciarti. Ciao!” si congedò cercando di mantenere un tono di voce normale.
Dopo aver riagganciato puntò gli occhi su di me con uno sguardo allarmato.
Mi alzai ed andai ad abbracciarla.
“Sta tranquilla, troveremo una soluzione. Avevi paura anche per la reazione di tuo padre, ricordi? Poi è tutto andato a finire bene.” la rassicurai.
“Però mia madre non è come Charlie, non so come la prenderà...”
“Shhh, si risolverà tutto” ripetei, benché neanche io ne fossi sicuro.
Eravamo diretti all'aeroporto, solo io e Bella. Avevamo discusso a lungo se era un bene che Renée la incontrasse in un luogo pubblico o a casa, perché non avevamo idea di quale sarebbe stata la sua reazione.
Alla fine avevamo concordato che si sarebbe insospettita troppo se non ci fosse stata. Per fortuna il terminale dell'aeroporto di Seattle in cui era previsto l'atterraggio era piuttosto piccolo e quasi deserto, benché l'arrivo dell'aereo fosse imminente.
L'agitazione di Bella era palpabile: si continuava a guardare attorno, quasi convinta che ci fosse qualcuno nei dintorni che potesse conoscerla, indifferente alle rassicurazioni che le aveva fatto Alice in proposito.
Per non spaventare troppo sua madre, oltre alle consuete lenti a contatto indossava anche degli occhiali da sole molto grandi, un foulard e una sciarpa che le coprivano quasi completamente il volto. A mio parere dava ancora più nell'occhio: un paio di guardie l'avevano già notata, quasi si aspettassero di trovare una terrorista.
La voce al megafono annunciò che l'aereo proveniente da Atlanta era in procinto di atterrare.
Presi per mano Bella e la condussi vicino al deposito bagagli. La sua stretta si faceva più ferrea ogni secondo che passava, fino al punto da farmi male.
Da lontano vedemmo arrivare le due persone che stavamo aspettando. Renée stava passando in rassegna tutte le poche persone presenti, fino a quando non mi vide.
“Oh, ecco Edward, ma è Bella quella al suo fianco? A momenti non la riconoscevo neanche” pensò.
Subito dopo ci corse incontro, abbracciando al volo Bella, procurandosi probabilmente qualche livido.
“Oh, tesoro, sono così felice di rivederti!” esclamò commossa.
“Anch'io, mamma” rispose lei, sempre mascherando la tensione.
Renée si allontanò per vederla in volto.
“Che fai con gli occhiali da sole? Per di più al chiuso...” chiese sospettosa.
“Niente, mi da fastidio la luce...”
“Sì, ma così non riesco neanche a vederti” e prima che Bella potesse reagire le tolse gli occhiali.
Emise un suono sorpreso.
“Ma che ti è successo! Sei così diversa, e pallida!”
“Non mi è successo niente, mamma, davvero. È solo che sono appena guarita, e riguardo alla mia carnagione, beh, ero già chiara prima, figurati vivendo in posto dove non c'è mai il sole!” rispose ridacchiando tesa.
Lo sguardo di sua madre si fece più scrupoloso: non credeva a una sola parola.
“Che hai fatto agli occhi?”
“Niente”
Nel frattempo Phil era arrivato con i bagagli.
“Ciao, Bella! Edward...” ci salutò.
Ricambiammo il saluto e ci incamminammo verso la macchina, offrendomi di prendere una delle valigie.
Anche in auto Renée non smise neanche per un secondo di fare le sue supposizioni, mentre Phil, totalmente ignaro, pensava intensamente alla sorpresa che avrebbe ricevuto Bella.
Ero curioso di sapere come l'avrebbe presa. Però dovevo aspettare che fosse Renée a dirglielo, e al momento lei era solo intenzionata ad andare in fondo alla faccenda.
Arrivati a casa gli accompagnai nella camera degli ospiti. Non c'era nessun altro: Alice e Jasper erano a caccia, mentre Emmett e Rose facevano da babysitter a Renesmee.
“Dove sono gli altri?” chiese subito Renée. Non le sfuggiva mai niente.
“Carlisle ed Esme stanno facendo una seconda luna di miele, Alice e Jasper arriveranno a momenti mentre Rosalie ed Emmett sono fuori città” le risposi.
In quel momento sentii Bella chiamarmi mentalmente, e come al solito sussultai. Ormai avrei dovuto essere abituato...
“Edward, lasciami parlare un attimo da sola con mia madre: non voglio che ci sia anche Phil” mi chiese.
“Sei sicura?” mimai con le labbra.
Lei annuì. Dai suoi pensieri potevo però sentire tutta la sua paura.
Ero un po' titubante: avevo pensato che leggendo i pensieri di Renée avrei potuto suggerirle come comportarsi. Tuttavia, era meglio che Phil non assistesse, nel caso in cui fossimo stati costretti a dire qualcosa di troppo.
Quindi suggerii a lui di andare a vedere le automobili dei miei famigliari,
proponendo magari che se avesse voluto avrebbe potuto farci un giro.
proponendo magari che se avesse voluto avrebbe potuto farci un giro.
Fu subito entusiasta, così lasciai Bella e sua madre da sole.

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