Chapter 5: The Strangest World Ever!
(POV Renée)
Assurdo che tutta la mia famiglia mi trattasse come una bambina. L'unica cosa che avevo voglia di fare, da quando ne avevo scoperto l'esistenza, era vedere mia nipote. Ero libera di farlo? No! Perché secondo Phil, Bella ed Edward avevo l'aria stanca.
“Tesoro, dopo tutte queste ore di volo sono esausto perfino io, e il dottor Davis ha detto espressamente di evitare qualunque stress” mi ha raccomandato Phil.
“Mamma, hai già subito abbastanza emozioni oggi: non ti devi affaticare più del dovuto. Vedrai Nessie questa sera, promesso!” mi disse Bella.
“Renée, non è davvero il caso che ti agiti. Non sarò un medico, ma un po' di esperienza ce l'ho anch'io. Un po' di riposo ti gioverà, vedrai.” mi consigliò Edward. E a quel punto non avevo certo intenzione di andare a discutere di esperienza con un ultracentenario.
Chissà perché tutte quelle raccomandazioni erano simili. Mah!
Tuttavia non ebbi la forza di contrastare la loro volontà. Primo, perché erano tre contro uno, davvero un'ingiustizia. Secondo, perché, malgrado dicessi il contrario, ero davvero stanca e in testa avevo una tale confusione che sembrava fosse passato un tornado.
Mi addormentai quindi con facilità, abbracciata a mio marito, stranamente senza fare alcun sogno.
Quando mi svegliai era già buio ed ero rimasta sola nella stanza, perciò mi sentii per in attimo disorientata. Subito dopo però mi ricordai dove fossi e soprattutto cosa fosse successo quella mattina. Sembrava così irreale, un mondo parallelo. Mi alzai in fretta e mi vestii.
Andando in sala la trovai gremita di gente: si erano aggiunti anche Alice, Jasper, Rosalie ed Emmett. In più, su una delle poltrone, era seduta una bambina che avrà avuto più o meno cinque o sei anni. Aveva dei capelli rossicci piuttosto mossi e degli occhi castani che conoscevo fin troppo bene. Ma non poteva essere lei! Era troppo grande!
Bella mi si avvicinò con un sorriso a trentadue denti.
“Mamma, ti presento la tua nipotina: Renesmee. È arrivata due ore fa, ma non volevo svegliarti...”
La bambina si alzò con grazia e venne ad abbracciarmi.
“Ciao, nonna. Sono contenta di conoscerti!” mi disse.
La sua voce era così limpida e vivace da sembrare un cinguettio.
Mi abbassai alla sua altezza per vederla meglio.
Era bellissima. Una bambolina.
“Ciao, tesoro. Sono contenta anch'io” le risposi emozionata “Quanti anni hai?”
“Ho sei anni” rispose svelta.
Poco dopo mi si avvicinò e mi disse in un orecchio: “In realtà ho cinque mesi e sei giorni, però nonno Phil non deve saperne niente! Shhh!” e fece il segno di zittirmi con una mano. Adorabile.
Era senza dubbio incredibilmente intelligente. Ma ancora non riuscivo a capacitarmi che fosse così grande.
Certo, Bella mi aveva detto che la gravidanza era durata meno di un mese, quindi avevo già supposto che non fosse proprio una bambina normale. Nonostante questo, non mi aspettavo che non lo fosse così tanto.
“È una bambina molto speciale” commentò Edward, quasi avesse capito su cosa stessi riflettendo.
Uno ad uno anche gli altri presenti vennero a salutarmi. Ma non staccai mai gli occhi da Renesmee. Semplicemente riusciva ad incantarti, non riuscivo a pensare neanche ad una persona che potesse restare impassibile di fronte al suo fascino.
Dopo di che vi fu la cena. Phil era piuttosto sorpreso del fatto che io, lui e Nessie fossimo gli unici a mangiare. Sinceramente, io ne ero felice: di sicuro non avrei gradito molto vedere gli altri nutrirsi di sangue. Mi avrebbe fatto perdere l'appetito.
Mi accorsi che quando Phil stava ascoltando, Nessie parlava pochissimo e se era costretta a farlo usava parole infantili, pronunciate male, ed evitava frasi complesse. Invece, quando eravamo sole, dopo cena, mi rispondeva con un lessico molto articolato e oltre che essere più intelligente di come potrebbe esserlo una della sua età, sembrava soprattutto colta.
“Quand'è che nasce il bimbo?” mi chiese sfiorandomi dolcemente la pancia, segno che evidentemente non credeva che i neonati fossero portati dalla cicogna.
“Intorno al venticinque di ottobre” le risposi sorridendole.
Si fece per un attimo pensierosa, contando a bassa voce sulla punta delle dita: “Sei già alla terza settimana?” mi chiese.
A parte il fatto che sapesse che le gravidanze si calcolassero in settimane, fare il calcolo a mente non è così facile senza un calendario davanti.
“Sì, sono alla terza” replicai, un po' più scossa.
“Quindi non ti sono ancora venute le nausee, giusto? No, perché non voglio che tu stia male...”
A quel punto non sapevo più che cosa dire. Sembrava un medico!
Quando glielo feci notare mi disse che studiava a casa: Carlisle ed Edward le insegnavano le materie scientifiche, comprese biologia e anatomia, Bella quelle letterarie (e a quel puntò mi citò alcuni passi dell'Amleto, lasciandomi a bocca aperta), Esme quelle tecniche, come Costruzioni e Storia dell'Architettura, ed Alice quelle artistiche. Ergo, ne sapeva più lei di un neolaureato.
Eppure, in tutto quello che faceva o diceva c'era ancora tutta l'innocenza della sua età. Era incredibilmente affettuosa e costantemente alla ricerca di attenzioni, che ovviamente nessuno le negava mai.
Come quando Alice si accorse che il vestito che indossava era pomeridiano, e doveva assolutamente cambiarglielo con uno serale. Oppure quando, subito dopo, Bella si lamentò che il nuovo vestito fosse troppo leggero, bisticciando con Alice fino a quando Rosalie non andò a prenderle un cardigan di lana. Quando Edward se la tirava dalla sua parte per insegnarle a suonare, o quando Emmett la lanciava e la faceva volare (facendo diventare ansioso suo padre). Perfino Jasper pretese che facesse una partita a scacchi con lui.
Ne parlai con Bella.
Lei sospirò.
“Che ci vuoi fare? È l'unica bambina in famiglia, e tutti le vogliono bene. Comunque, io ed Edward facciamo in modo di esserle sempre accanto un po' più degli altri. Siamo noi che ci occupiamo principalmente della sua istruzione, che giochiamo con lei, che la portiamo a caccia... ehm, voglio dire, che la nutriamo. Sono io che le preparo da mangiare, e dorme a casa nostra...”
“Avete una casa tutta vostra?” chiesi, sorvolando momentaneamente sull'argomento caccia.
“Sì, Esme ci ha ristrutturato un vecchio cottage nella foresta. È meraviglioso. Domani ti porto a vederlo. Prima era difficile da raggiungere, perché non c'erano sentieri apposta” spiegò “Bisognava attraversare quel fiume” disse indicando il corso d'acqua che si intravedeva nell'oscurità attraverso la vetrata.
“Adesso abbiamo costruito un piccolo ponte in legno, e inoltre abbiamo segnato un sentiero abbastanza grande da passarci in auto che si collega con la strada principale.”
Menomale, pensai, perché non avevo la minima intenzione di camminare in mezzo a quella cupa foresta attraverso cespugli, rovi, radici, rami e chi più ne ha più ne metta.
“Non ti fa paura vivere in mezzo alla foresta?” chiesi “In una casa così isolata, addirittura. Chissà quante bestie pericolose ci saranno: orsi, puma, lupi... E potrebbero esserci anche dei malviventi, attratti da queste belle case... Hai mai visto il film Panic Room?”
Rise di gusto. “Mamma, ti ricordi quando ti avevo accennato che le bestie feroci ce le mangiamo, letteralmente, a colazione?” mi chiese retorica.
Ci riflettei un po' su.
“È questo che intendevi con andare a caccia?”
Mi guardai intorno, quasi aspettandomi di trovare fucili e moschettoni.
“Sì. Per nutrirci siamo costretti a procacciarci la selvaggina da soli. Spero che tu non sia diventata improvvisamente un'animalista, ma purtroppo non si può estrarre sangue da una rapa, anche volendolo.”
Rabbrividii leggermente alla parola sangue, consapevole che non era solo un modo di dire.
“Dove tenete le armi?” chiesi quasi spontaneamente.
Scoppiò di nuovo a ridere, ma questa volta cercò di trattenersi.
“Hai mai visto un documentario sugli animali?” mi chiese.
“Certo, io ho National Geographic...”
“Beh, allora avrai sicuramente visto un leone mentre caccia una gazzella, o qualcosa di simile. Per noi è la stessa cosa: siamo predatori, le nostre capacità fisiche ci permettono di catturare gli animali senza difficoltà. Siamo molto veloci, forti, e abbiamo sensi sopraffini. Neanche un umano armato sarebbe un problema per noi”
Annuii cercando di mandar giù quello che mi aveva spiegato. Immaginare mia figlia con le movenze di una leonessa a caccia non era esattamente una cosa facile.
“E poi” continuò divertita “i lupi ce li siamo fatti amici!”
Non capii cosa volesse dire e la guardai con un punto interrogativo stampato in faccia.
“Non so se è il caso che te lo dica adesso, non vorrei mettere troppa carne sul fuoco...” borbottò fra sé e sé.
“Dimmelo”
Inspirò profondamente.
“Ecco, noi non siamo le uniche creature mitologiche esistenti...” iniziò.
Sgranai gli occhi. Già faticavo a credere all'esistenza dei vampiri, figurarsi venire a conoscenza di altri esseri!
“È una caratteristica peculiare dei Quileutes, quindi anche in questo caso la realtà si discosta nettamente dalla finzione. Vedi, alcuni membri della tribù (tra cui anche Jacob, Seth e altri ragazzi) hanno la capacità di trasformarsi in animali, in lupi per l'esattezza, e in teoria dovrebbero essere nemici di quelli come noi. Però, conoscendoci meglio, hanno capito che noi non siamo pericolosi e quindi abbiamo stretto con loro dapprima una tregua e poi una vera e propria amicizia.”
“In lupi!” esclamai due ottave più sopra. “Jacob si trasforma in un lupo! Cos'è, una specie di licantropo?”
“Beh, sì. Loro si fanno chiamare così, anche se tecnicamente sono dei mutaforma. Sai, i licantropi veri sono un po' diversi. I Quileutes tramandano le loro capacità geneticamente, non tramite morsi, e possono trasformarsi quando vogliono, senza bisogno della luna piena.”
Ma in che razza di mondo ero finita? Solo il giorno prima la mia vita era normalissima, e adesso stavo qui a discutere di vampiri, mutaforma, licantropi e bambine più grandi del normale e più intelligenti di me. Mancavano solo il Bianconiglio e il Brucaliffo ed eravamo a posto.
Sentii Edward ridacchiare alle mie spalle e mi voltai di scatto, come se credessi che ce l'avesse con me. Però lui era a molti metri di distanza, voltato dall'altra parte, e sembrava stesse leggendo qualcosa.
Basta, Renée, stai diventando paranoica: non può mica leggerti nel pensiero!
Oppure sì? Pensai guardinga.
Mi vennero in mente tutte le volte in cui aveva detto esattamente quello che ci aspettavamo che dicesse.
I vampiri sapevano leggere nel pensiero?
Oh, mio Dio! Magari tutti qui dentro sapevano quello che mi passava per la testa!
Stavo facendo una figura da cretina...
“Che stai guardando?” mi chiese Bella, visto che non avevo ancora distolto lo sguardo da suo marito.
No, lei non è telepatica... mi dissi, cercando di rassicurarmi.
Eppure non potevo esserne sicura.
E se fosse stato vero? Se pensavo a tutte le cose imbarazzanti che potevano essermi passate per la testa in loro presenza...
No! Non posso pensarci! Smetti di pensare! Smetti di pensare di smettere di pensare...
Eppure Edward stava ridendo... e aveva messo via il libro, quindi non era per quello.
Santo cielo, tutte le volte in cui avevo pensato che Carlisle fosse più figo del Dottor House! Non potevo credere che lo avessero sentito!
Avrei tanto voluto che una voragine nel pavimento mi risucchiasse, se questa era la verità.
“Mamma, che c'è? Stai bene? È... è per quello che ho detto?” mi chiese preoccupata.
Scossi la testa e mi voltai verso di lei.
Non sopportavo più questo dubbio.
“Bella, voi... voi sapete leggere il pensiero?”
I suoi occhi guizzarono involontariamente verso il coniuge.
“Ehm, Edward sì” mi rispose “È un suo talento particolare, molti di noi ne hanno uno, diverso a seconda delle qualità che uno possedeva da umano.”
Annuii scossa. Comunque, sempre meglio uno solo piuttosto che tutti.
“Tu sai fare qualcosa?” chiesi, tanto per distrarmi dall'idea di essere ascoltata.
“Sì, io posso impedire ad altri che possiedono un potere di usarlo contro di me. Sono una specie di scudo. Infatti, Edward non può sentire i miei pensieri a meno che non sia io a permetterglielo. Però posso farlo solo con alcuni”
“E gli altri?”
Fare domande a raffica mi sembrava più semplice che soffermarsi troppo a lungo su una sola. Avrei avuto tutto il tempo dopo per rifletterci su.
“Alice prevede il futuro.” mi raccontò “A seconda delle decisioni che vengono prese dalle persone, riesce a vederne le conseguenze. Jasper, invece, riesce a percepire le emozioni altrui ed a influenzarle.”
Sentii una mano sulla spalla e feci un enorme salto per lo spavento.
Il mio cuore riprese un ritmo più salutare quando notai che era solo Alice.
“Allora, vuoi sapere qual'è il sesso del bambino?” mi chiese allegra.
“Co... come?” balbettai con il cuore in gola.
“Ma sì, se sarà un maschietto o una femminuccia! Vuoi saperlo?” esclamò entusiasta.
“Alice, non spaventarla” la rimproverò Bella “Deve già sopportare abbastanza stranezze senza che ti metta in mezzo anche tu”
In tutta risposta l'altra le fece la linguaccia.
“Devo andare a sedermi un attimo” comunicai, mentre cercavo di ritrovare la calma.
Una volta seduta comoda sul divano mi guardai intorno.
Come potevo aver pensato in passato che si trattassero di persone normali? Non avevo mai conosciuto nessuno più strambo in vita mia.
Riassumendo, in famiglia avevo un telepatico, un empatico, una veggente e mia figlia era uno scudo.
In fondo, cosa vuoi che ci sia di strano in tutto questo, pensai sarcastica, succede tutti i giorni!
Eppure, avendo osservato Bella tutto questo tempo, notai quanto fosse felice. Non l'avevo mai vista così allegra, neanche il giorno del suo matrimonio, che tra l'altro era stato uno dei più belli della sua vita.
Mi resi conto che questo era il suo mondo. Forse io non sarei arrivata mai a comprenderlo fino in fondo, mi sarebbe sempre apparso troppo bizzarro per essere reale. Eppure lei era riuscita ad entrarvi senza difficoltà. E non era solo per il fatto di essere innamorata di Edward, c'era molto altro.
Quando viveva con me, non l'avevo mai vista interagire molto con altre persone. Persino con me era introversa. Ed era sempre stata così diversa dagli altri, non era mai riuscita ad integrarsi.
Qui sì.
Non so perché, ma lei sembrava proprio fatta apposta per vivere in questa realtà alternativa. Quel ruolo le era stato cucito addosso.
E se lei era felice così, beh, non potevo fare a meno di esserlo anch'io.
In ogni caso non avevo altra scelta, se volevo far parte della sua vita. Non volevo che si ricreasse la stessa situazione che l'aveva portata a nascondermi dell'esistenza di mia nipote.
Volevo sostenerla.
Dopotutto, tutto questo non era così brutto. Anzi, avevo scoperto che era molto interessante. Ero già curiosa di scoprire altre caratteristiche del sovrannaturale.
Iniziavo a vergognarmi dello spavento che mi ero presa prima: infatti, cosa vuoi che sia non avere un battito cardiaco?
Beh, sì, è qualcosa. Tuttavia, ci sono un sacco di esseri viventi che non hanno pulsazioni. Ci sono i vegetali, gli insetti... No, un momento: gli insetti hanno qualcosa di simile ad un cuore... Che cos'altro ci può essere? Oh, sì, ecco: le meduse, i polipi...
Decisi che era meglio lasciar perdere, questo discorso non mi aiutava affatto.
E poi non volevo dare ad Edward altri motivi per ridacchiare alle mie spalle.
Santo cielo! Ma come si poteva vivere in continuazione in casa con lui! Fortuna che Bella era capace a non farsi sentire, altrimenti scommetto che sarebbe già impazzita. E poi i suoi famigliari, che lo sopportano da... da un secolo, letteralmente!
Magari loro erano abituati, ma a me dava fastidio, ecco.
Guardai verso il diretto interessato, ma non sembrava stesse seguendo il filo dei miei pensieri.
Lui e Bella erano abbracciati, seduti sul panchetto del pianoforte, mentre si accarezzavano e si perdevano l'uno degli occhi dell'altra, incuranti del mondo circostante.
Distolsi lo sguardo per educazione e mi avvicinai di più a Phil. Lui di conseguenza mi abbracciò forte dandomi un leggero bacio sulla guancia, iniziando ad accarezzarmi dolcemente l'addome.
Mentre guardavo nei suoi bellissimi occhi azzurri, non potevo fare a meno di pensare di essere la donna più fortunata al mondo. Sarebbe stato un padre fantastico, ne ero sicura.
Lui sperava tanto che fosse un maschio, perché era davvero intenzionato a giocare a baseball con lui.
“E se sarà una femmina?” gli avevo chiesto l'altro giorno.
“Beh” mi aveva risposto “vorrà dire che farò il galantuomo e che la lascerò vincere”
E a quel punto non avevo potuto fare a meno di ridere. Phil era fissato con lo sport.
Davvero Alice sapeva il sesso del bimbo? Venni presa da una profonda curiosità. Però non sarebbe stato giusto chiederglielo, perché non avrei potuto dirlo a Phil. Come glielo avrei spiegato, altrimenti?
Sai, Alice sa fare i tarocchi e ha visto che sarà...
Non ci avrebbe mai creduto, lui è sempre stato molto pragmatico.
Pazienza, lo avremmo scoperto così come facevano tutte le coppie normali.
In quel momento suonarono alla porta.
“Vado io!” trillò Alice saltellando verso l'ingresso.
“Ciao Jacob, Seth! Entrate!” la sentii dire.
Mi sorpresi a sentire il nome di Jacob. Seth ancora ancora, lui era presente anche al matrimonio. Ma non sapevo che Jake fosse tornato a casa e, soprattutto, che si facesse vedere qui con così tanta nonchalance.
“Cosa fa Jacob qui?” chiesi sottovoce ad Emmett.
“Mangia a scrocco”
Mi venne da ridere, ma la risposta mi lasciò insoddisfatta. Forse era meglio se lo chiedevo a Bella.
I due entrarono nel salotto. Riconobbi subito Seth, anche se nel frattempo era cresciuto molto, non solo in altezza ma anche in quanto muscolatura. Jacob non lo avevo mai visto, malgrado ne avessi sentito parlare così tanto. Era davvero un bel ragazzo, e dimostrava sì e no ventiquattro anni, nonostante ne avesse solo diciassette.
“Oh, non sapevo che aveste visite” commentò dopo averci visto.
“Jake, ti presento mia madre e Phil. Seth, tu li conosci già, giusto?” ci presentò Bella venendo verso di noi.
Non avemmo neanche il tempo di stringerci le mani che Renesmee si catapultò subito addosso ai nuovi arrivati.
“Zio Jake, zio Seth!” urlò.
Presi di nuovo Bella da parte per avere chiarimenti sulla situazione.
“Jacob viene spesso da queste parti?” le chiesi.
Alzò gli occhi al cielo “Sì, ormai è sempre qui. Te l'ho detto, ormai tra vampiri e licantropi scorre buon sangue, se mi permetti l'espressione...” mi disse all'orecchio.
“Glielo hai detto?” tuonò Jacob sorpreso. Non riuscii a capire come avesse potuto sentirla: stava sussurrando dalla parte opposta del salone.
Phil era confuso: “Detto cosa?”
“Che Jacob è un deficiente patentato” rispose adiratamente Bella.
Lui sembrava voler ribattere qualcosa, ma Bella mimò con le labbra un “Stai zitto”.
Incurante dell'ordine si avvicinò a noi.
“È assurdo!” esclamò sottovoce “Mi avevi fatto una testa così per essermi trasformato di fronte a Charlie e adesso...” continuò guardandomi.
“È una situazione diversa, non ho avuto altra scelta. E in ogni caso non è affar tuo...” si giustificò.
“Ma...”
Bella gli lanciò un'occhiataccia tale da zittirlo e, a quanto pare, anche da spaventarlo.
Rinunciando all'intento di creare polemiche, Jacob si voltò verso me e mi porse la mano.
“Piacere di conoscerti, Renée. Io sono Jacob Black” si presentò “Il capobranco” aggiunse.
“Ma quanto sei idiota?” chiese retoricamente Bella alzando gli occhi al cielo.
“Tanto” rispose l'altro.
Gli strinsi la mano “Anch'io sono lieta di conoscerti”
Il resto della serata trascorse serenamente, ma non chiesi altri chiarimenti riguardo al mondo del sovrannaturale: ne avevo già avuto abbastanza per un giorno solo.
E mentre giocavamo a scarabeo, o ascoltavamo la musica, oppure quando, a tarda sera, ci siamo tutti riuniti per guardare un film divertente, capii che questo sarà anche potuto essere il mondo più strano che sia mai esistito, ma era la mia famiglia.

Nessun commento:
Posta un commento