giovedì 18 agosto 2011

Sunrise: Capitolo 1

Sunrise
Chapter 1: February the thirteenth

(POV Bella)

Una luce soffusa e rosea si diffuse nella stanza attraverso la vetrata, mentre il sole con pigrizia faceva capolino da dietro le cime degli alberi. Una scena che già avevo visto così tante volte, e che avrei continuato a vedere per sempre, per tutta la durata di quell'astro splendente che ci infondeva calore e luce. Una scena che avrei osservato in eterno insieme al mio amato, avvinghiati in un qualsiasi posto, a goderci la reciproca compagnia. In quel preciso istante un'allodola cinguettò, un sottofondo perfetto di quel paradiso. Non c'era davvero definizione migliore, dato che ero sposata ad un angelo. 
Il sole ormai era completamente in vista, ma non vi prestavo la minima attenzione: ero persa a guardarne i riflessi diamantini sul volto di Edward. Fossi anche vissuta un milione di anni non mi sarei mai e poi mai abituata alla sua bellezza: i suoi zigomi e la mascella scolpiti nel marmo, la perfetta linea del suo naso, i capelli bronzei che in quel momento erano ancora più spettinati del solito, le sue dolcissime labbra tirate in un sorriso mozzafiato e i suoi occhi, color onice, che mi attraevano come due buchi neri e in cui potevo perdermi nella loro profondità, fino a scorgere i più reconditi dettagli della sua anima... La sua anima era proprio ciò che dava più luce al suo volto: non importava ciò che lui credeva, io riuscivo a vederla benissimo. E mentre lui ricambiava il mio stesso sguardo adorato, avrei giurato che potesse farlo anche lui.
Intrecciai le mani tra i suoi capelli, per poi sfiorargli il volto, il collo, il petto muscoloso per poi fermarmi sul suo ventre. Non mi permisi di andare oltre perché ormai era ora di alzarsi, dato che Nessie stava per svegliarsi, e se fossimo andati troppo in là avremmo ricominciato tutto da capo. Era sempre così: la mattina era difficile staccarsi da Edward, la sera complicato separarsi da Renesmee. Mi consolai pensando che questa routine sarebbe continuata per sempre e non riuscii a trattenere un sorriso. Avevamo l'eternità davanti e saremmo rimasti insieme per tutta la sua durata. Ed era giusto che fosse così: eravamo parte dello stesso essere, una mela divisa a metà che per qualche incredibile coincidenza era riuscita a ricongiungersi. Se pensavo a quante piccole cose sarebbero potute andare storte! Se Carlisle non avesse deciso di donare a Edward l'immortalità, se non fossimo stati a Forks nello stesso momento, se non fosse tornato dall'Alaska, se io fossi morta... se lui fosse morto...
Rabbrividii.
Era strano pensare che fossero solo casualità. Era il destino ad averci uniti, non potevano esserci dubbi, perché sarebbe stato inutile crearci per non farci conoscere, per non farci vivere. Vivevamo l'uno per l'altra e non potevamo esistere separati, saremmo stati annichiliti. Eppure eccoci lì, ad illuminare reciprocamente la nostra vita non come una meteora, bensì come due stelle gemelle luminosissime orbitanti l'una attorno all'altra...
Gli occhi di Edward si illuminarono e con dolcezza appoggiò le sue labbra alle mie. Il leggero bacio crebbe a dismisura fino a raggiungere una passione che difficilmente sarei riuscita a sopportare da umana. La mia concentrazione si sbriciolò come se fosse fatta di cristallo. Ma come faceva?
Prima che i nostri respiri accelerassero e gettassi al vento la decisione di alzarmi, si staccò da me con un leggero sorriso sulle labbra.
"Siamo piuttosto romantiche questa mattina, eh?" mi prese in giro.
Capii subito che si riferiva alla metafora sulle stelle e ribattei a tono: "Se non la smetti di commentare i miei pensieri e di usarli a tuo vantaggio, giuro che non ti faccio ascoltare più neanche una sillaba!"
In realtà stavo bluffando, desideravo troppo renderlo felice, ma tanto quel bacio aveva fatto ritrarre il mio scudo nella sua sede originaria e forse potevo trarlo in inganno.
"Scusa tanto. Mi perdonerai mai per un tale affronto da parte mia?" mi rispose con tono dolce ma un po' sarcastico. Probabilmente non se l'era bevuta. Dovevo fare ancora molta pratica come attrice, ma io preferivo pensare che fosse lui che mi conosceva troppo bene.
"Forse un giorno ci riuscirò. Sai com'è, essendo vampira non dimentico mai niente e tu dovrai fare un enorme sforzo in cambio" gli risposi nel suo stesso tono. Stava per aprire bocca ma gliela tappai con un dito e continuai: "In ogni caso, ritornando al tuo primo commento, non oso neanche immaginare tutte le sdolcinatezze che passano per la tua testa. Già mi immagino un tuo forbito discorso interiore stile Inghilterra-di-fine-Settecento, stracolmo di vezzeggiativi, metafore e iperbole che neanche i più grandi poeti Barocchi potevano concepire. Scommetto che nemmeno Darcy in persona avrebbe potuto descrivere meglio di te tali romanticherie e che a Romeo sarebbe venuto un mal di testa pazzesco per metterle in rima come fai tu. E poi parli dei miei pensieri!" esclamai divertita.
Rise. "E che ne sai tu di quello che penso io? Sappi che, per tua informazione, io non penso affatto in rima!"
"Conosco i tuoi pensieri tramite le frasi che mi dici ogni giorno. Ognuna di esse sembra una poesia scritta appositamente per me. Solo una mente straordinariamente incline alla lirica sarebbe in grado di elaborarle così rapidamente."
"L'unica differenza tra noi due è che io sono nato in un altro secolo, in cui le galanterie non erano ancora fuori moda e la gente discorreva con una maggiore proprietà di linguaggio."
"Va bene, va bene, hai vinto tu" decisi di porre fine a quel discorso assurdo senza capo né coda.
E per evitare che lui continuasse incollai nuovamente la mia bocca alla sua. Ci lasciammo ancora una volta trasportare dalle emozioni. Le sue mani tracciavano leggere le linee del mio corpo, un tipico momento in cui il mio cuore avrebbe dovuto battere all'impazzata fino a schizzare fuori dalla gabbia toracica. Ma anche se non poteva più battere, lo sentivo gonfio di una felicità che nessun altro al mondo poteva provare ed ero sicura che un giorno o l'altro sarebbe esploso.
Cercai di portarmi sopra di lui, senza accorgermi che eravamo sul bordo del materasso. Cademmo senza neanche allontanarci di un centimetro portandoci dietro il lenzuolo martoriato che era stato vittima della nostra passione. In realtà in quella stanza molte cose erano ormai completamente distrutte e sicuramente sarei morta dall'imbarazzo se Esme fosse venuta a sapere di come avevamo ridotto la casa che lei aveva appositamente arredato per noi. Rotolammo per un po' sul pavimento fino a quando Edward non fu di nuovo sopra di me. Anche se i nostri corpi erano freddi come il ghiaccio avrei giurato che stessimo andando a fuoco.
Si staccò leggermente e sussurrò: "A proposito, mi stavo quasi dimenticando... Auguri!"
Ero rimasta stordita dal suo alito dolce e mi ci volle qualche secondo per riordinare le idee.
"Amore, hai perso la cognizione del tempo?" lo schernii affannata "È domani San Valentino"
"Lo so, oggi è il tredici di febbraio. È per questo che ti ho fatto gli auguri."
Scossi la testa. "Non ti capisco"
Era assurdo che si mettesse anche a festeggiare la vigilia di San Valentino. A parte che per lui ogni scusa era valida per una qualsiasi festa che comprendesse il fatto di farmi qualche regalo, ma questo era troppo!
Qualche giorno prima avevo a malincuore accettato che mi facesse un regalo, dato che io stessa avevo intenzione di fargliene uno, purché non fosse eccessivamente costoso. Avevo acconsentito solo perché questo era il primo San Valentino che passavamo insieme e il programma era che saremmo stati tutto il giorno solo noi due, affidando la piccola alla nostra famiglia.
Avevo il sospetto che Edward avesse intenzione di fare le cose in grande e di portarmi in qualche posto super-romantico. A me sarebbe bastato restare a casa nostra a fare l'amore per ventiquattr'ore di seguito. Il resto non importava.
Sospirò pesantemente e mise su una maschera da finto deluso: "Non posso credere che tu non te ne sia resa conto."
Non sembrava avere intenzione di aggiungere altro.
Sbuffai. "Ok Edward, abbocco. Di quale occasione parli?"
"Proprio non ci arrivi?" sembrava divertito.
"Proprio no."
"Peccato."
"Edward!"
Ridacchiò baciandomi il collo. "Oggi è il nostro sesto mesiversario!" rispose finalmente.
Avevo ragione. Per lui ogni occasione è buona per festeggiare. Anche se effettivamente era vero che erano trascorsi sei mesi dal giorno del nostro matrimonio, mi sembrava stupido mettersi a contare anche i mesiversari, parola che tra l'altro neanche esiste, dato che auspicabilmente saremmo vissuti per secoli e secoli.
Alzai gli occhi al cielo, ma decisi ugualmente di accontentarlo. Tanto in ogni caso aveva sempre la meglio lui, quando si metteva in testa qualcosa. Non che io fossi meno testarda, ma insomma...
"Oh tesoro!" gli risposi con una vocina stracolma di falso dispiacere, simile a quella di una bambina appena sgridata dai genitori che non si pentiva di quello che aveva fatto "Sono così costernata di aver scordato una tale ricorrenza! E adesso come faccio?"
Rise di nuovo. Oddio, come amavo quel suono!
"Mi sa tanto che dovrai assolutamente trovare un modo per farti perdonare..." mi rispose con voce roca e assolutamente irresistibile.
Avvicinai le labbra al suo orecchio e con la punta della lingua ne leccai il lobo. Emise un leggero ringhio di piacere.
"Cosa vorresti che facessi, allora? Sono ai tuoi ordini" gli sussurrai con fare seducente "Chiedimi quello che vuoi..."
"Mmm" mi baciò di nuovo con dolcezza "Ora mi sa che è un po' tardi per certe cose, ma per stasera e per domani avevo in mente qualche ideuzza..."
"Ma sai pensare solo a quello!" mi lamentai per finta. Ormai ero in iperventilazione ed ero io ad avere solo quello in testa...
"Facciamo così" riprese a bassa voce, come per non disturbare quel momento "io cancello il tuo debito, e tu cancelli il mio"
"È una proposta molto allettante. Non posso far altro che accettare. Ma sappi che se per il regalo di domani ti sei fatto prendere la mano, non te la caverai altrettanto facilmente" lo minacciai.
"Credo che sarei in grado di farmi perdonare, in ogni caso" rispose sfoderando il mio sorriso sghembo preferito.
"Lo sei sempre" replicai ridacchiando. Se fossi stata ancora umana probabilmente sarei arrossita. Strano che dopo sei mesi di matrimonio fossi ancora così timida. Magari era una caratteristica che mi sarei portata dietro per l'eternità.
Anche lui rise con leggerezza. "Mai quanto te!"
Ok, adesso vampira o non vampira un leggero rossore non me lo toglieva nessuno.
Adoravo questi discorsi sconclusionati la mattina presto. La pace e la tranquillità di questi momenti erano una delle cose che adoravo di più di questa vita.
Anche se a dire la verità tutto di questa vita mi donava una gioia immensa.
E una delle migliori era la mia famiglia. Non solo avevo il marito più straordinario che si possa avere, ma anche una figlia adorabile, unica, perfetta, intelligente, affettuosa... Avrei continuato all'infinito con simili aggettivi e ancora non sarebbe stato abbastanza. Semplicemente la amavo alla follia.
"Dobbiamo alzarci" affermai un po' a malincuore ma impaziente di tenere tra le braccia la mia bimba. Dopotutto, io ed Edward avevamo tutto il giorno seguente per stare insieme e tutte le notti che sarebbero seguite.
Sospirò. "Hai ragione. Sento che si sta già svegliando" ammise tirandosi su e lasciandomi libera.
Per un secondo posai lo sguardo sulla stanza, un vero e proprio campo di battaglia. Il letto non poteva più essere considerato tale dato che testiera, materasso e doghe erano distrutte. Schegge di mobili probabilmente molto costosi erano sparse sul pavimento e la poltrona di pelle era squarciata da cima a fondo.
Ma subito dopo mi fermai ad osservare i raggi del sole posarsi e riflettersi sul corpo nudo di Edward. Una visione paradisiaca. Mi tese la mano per aiutarmi ad alzare, anche se non ne avevo bisogno. I suoi tipici gesti cavallereschi.
Mano nella mano entrammo nell'enorme guardaroba opportunamente progettato e rimpinguato da Alice. Lui si diresse verso la sua piccola porzione accanto alla porta, mentre io proseguivo verso una cassettiera in fondo alla stanza e ne estraevo una camicetta bianca e un paio di jeans aderenti. Notai con orrore che erano gli ultimi e che se non facevo compere al più presto sarei stata costretta ad andare in giro in un succinto vestito di seta color rosa schocking, o qualsiasi altra mostruosità la mia adorata sorellina pazzoide aveva acquistato. Mi vestii ed indossai delle comode scarpe da ginnastica. Non che adesso avessi problemi di equilibrio con le scarpe con i tacchi, ma le vecchie abitudini erano dure a morire.
Mi voltai verso Edward, anche lui in jeans ma con una felpa blu con cappuccio che lo faceva sembrare ancora più giovane.
"Mmm" dissi semplicemente.
"Che c'è?" mi chiese, visto che non aggiungevo altro.
"Dovresti smetterla di vestirti così. Non fai altro che ricordarmi di avere due anni in più di te. Ora sei un padre di famiglia, non puoi assomigliare ad un liceale!" lo presi in giro.
"E come preferiresti che mi vestissi? Giacca e cravatta tutti i giorni? Girando per strada darei nell'occhio..."
Feci finta di pensarci un po' su picchiettando il dito indice sul mento.
"Sai una cosa? Preferirei che non ti vestissi affatto!" e detto questo scoppiai a ridere insieme a lui.
Senza che le risa smettessero, mi si avvicinò abbracciandomi e mi sussurrò all'orecchio: "Credo che così sarei ancora più appariscente"
"Senza dubbio" acconsentii "e di sicuro non ti permetterei mai di uscire di casa così senza prima aver sterminato tutto il genere femminile"
"Sei adorabile quando sei gelosa, ma forse così esagereresti un po'"
"Da che pulpito! L'altro giorno volevi azzannare il cassiere del supermercato solo perché mi ha dato un'occhiatina" ribattei.
"Se anche tu avessi sentito i pensieri di quel vile, non avresti esitato a dargli uno schiaffo tale da staccargli la testa"
Il suo tono era ancora scherzoso, ma vedevo dal suo sguardo che era davvero irritato da quello che gli altri uomini pensavano di me. Quando ero ancora umana, insignificante e imbranata Edward giurava che c'erano un'infinità di ragazzi che mi facevano il filo, anche se io non ero mai riuscita a crederci fino in fondo, e trovavo la cosa veramente assurda. Ora perfino io ammettevo di essere bella e aggraziata, perlomeno tanto quanto qualsiasi altro vampiro, e non era difficile immaginare che il mio adorato marito fosse logorato dalla gelosia.
In fondo lo ero anch'io, e parecchio: ogni volta che uscivamo tutte le donne presenti gli sbavavano dietro, e io non ero neanche costretta a leggerne i pensieri!
"Mi dispiace tanto, amore. Immagino che ha volte sia fastidioso avere il tuo potere." gli dissi comprensiva.
"Non è poi così male. È molto utile. E poi è assolutamente fantastico quando mi permetti di entrare nella tua mente."
"Io mi riferivo alle menti degli uomini che mi vedono"
Sospirò. "In effetti è molto irritante, ma ormai ci ho fatto il callo. Dopotutto non posso certo biasimarli. Devo solo cercare di ignorarli... e concentrarmi su di te." aggiunse malizioso.
In quel momento mi venne un'idea a cui avrei già dovuto pensare: "Facciamo così, allora, la prossima volta che usciamo proteggo con lo scudo tutti quanti tranne te, così non sentirai proprio nessuno e ti concentrerai meglio." gli proposi.
Ci pensò un po' su prima di rispondere: "In effetti non è una cattiva idea. Sarebbe bello andare in giro senza quel ciarlare continuo di sottofondo. Però sarebbe anche strano: ho sempre fatto affidamento su questo mio senso supplementare che senza potrebbe essere difficile per me relazionarmi con altre persone"
"Con me ti sei relazionato benissimo" gli feci notare.
"Nient'affatto! All'inizio non riuscivo proprio a capirti e non sapevo mai come comportarmi di conseguenza. Durante la nostra prima conversazione hai capito molte più cose di me che io di te."
"Questo perché io ho una mente contorta e bacata" ribattei scherzosamente.
"Mmm, sì anche questo e vero" ammise serio.
Gli diedi un coppino sulla nuca. "Dovevi negare!" esclamai fingendomi offesa.
"Ma è la verità!" si difese. Subito dopo mi strinse a sé e cercai debolmente di divincolarmi.
Mi sussurrò all'orecchio: "Ho sempre pensato che tu avessi la mente più profonda, intrigante, sorprendente, favolosa e unica che esista e la prima volta che sono riuscito a sentirla ne ho avuto la conferma. E anche quando abbassi lo scudo, il filo di pensieri che segui mi stupisce sempre, non riesco mai ad anticiparti. La tua è la mente più bella che sia mai esistita e questo è uno dei motivi che mi affascina di più di te, insieme ad un'altra infinità di doti che possiedi e che solo ad elencarle impiegherei un'eternità."
Tutte le volte che mi diceva qualcosa del genere non potevo fare a meno di sciogliermi. Letteralmente. Le mie gambe si fecero molli come se non fossero più in grado di sorreggermi.
Sapevo che era solo una reazione psicosomatica, ma non potevo farci nulla. Edward mi faceva quell'effetto.
"Scommetto che anche i tuoi pensieri sono stupendi. Vorrei anch'io poter leggere nei tuoi" gli dissi.
"Tu li conosci già i miei pensieri. Non ti nascondo mai nulla"
"Non dicevo quello. So già che mi dici sempre tutto, solo che forse potresti avere qualche pensiero passeggero che non ritieni abbastanza importante da condividere con me, ma che io potrei considerare interessante. Come i miei pensieri di prima. A me non sembravano niente di che, tuttavia sembra che ti siano piaciuti"
"Infatti"
In quel momento sentimmo entrambi un mugolio proveniente dalla camera di Nessie.
Schizzai immediatamente verso quel suono, seguita a ruota da Edward, ed entrai nella stanza.
Trovai la mia bambina seduta sul lettino che mi fissava con i suoi occhi color cioccolato ancora un po' assonnati. Mi avvicinai a lei e la sollevai con entrambe le mani alzandola fino all'altezza del mio viso. Ci guardammo entrambe negli occhi e sfoggiammo all'unisono un sorriso smagliante.
La strinsi al petto con dolcezza e le baciai la fronte.
"Buongiorno, amore mio" le dissi.
"Ciao mamma" mi rispose con la sua vocina squillante simile ad uno scampanellio.
Ormai sembrava avere quasi sei anni. Non mi sembrava vero che crescesse così in fretta: avrei preferito che si godesse la propria infanzia un po' più a lungo. E invece fra sei anni e mezzo o poco più avrebbe avuto lo stesso aspetto di una ragazza adulta, mentre la sua intelligenza si sarebbe sviluppata ancora più in fretta. Ma cercavo di non pensarci e di godermi ogni attimo possibile, consolandomi con il fatto che nonostante la sua crescita accelerata sarebbe stata comunque immortale.
"E io? Non mi saluti neanche?" le chiese Edward facendo l'offeso.
"Papà!" esclamò lei.
La prese in braccio, facendola volteggiare a due metri da terra. Lei si mise a ridere a squarciagola, i suoi boccoli ramati ondeggiavano su e giù come delle molle.
"Papà, mettimi giù!" gli disse, ma sapevo che in realtà si stava divertendo da matti.
"Neanche per sogno, così impari ad ignorarmi!" le rispose ridendo.
Erano un quadretto adorabile: sembrava di vedere un film oppure una pubblicità. Invece era tutto reale. Avevo sempre affermato di essere perseguitata dalla sfortuna, ma in certi momenti mi sembrava che fosse esattamente l'opposto. Infondo, tutti i problemi e le avversità la avevamo sempre superate al meglio, no?
Decisi di andare in cucina a preparare la colazione a Nessie. Aveva sempre preferito bere sangue, ma Nahuel ci aveva raccontato che quando da piccolo si nutriva per un certo periodo principalmente di cibo umano la sua crescita appariva leggermente rallentata.
Tuttavia la transizione non era facile e per semplificarle le cose avevo inventato qualche ricetta che avrebbe disgustato sia un umano che un vampiro, ma che lei sembrava gradire abbastanza.
Questa mattina avevo deciso di prepararle delle frittelle. Niente di strano fino a qua, tranne per il fatto che invece che con lo sciroppo d'acero le ricoprivo con sangue di puma.
Da genitori iperprotettivi quali eravamo non le avevamo mai concesso di cacciare grandi predatori per paura che si facesse male, solo alci o cervi, quindi la possibilità di assaggiare anche animali più saporiti l'entusiasmava.
"Sii, le frittelleee!!!" urlò la mia piccola correndo in cucina. Suo padre la seguiva con calma, arricciando il naso a quell'odore nauseabondo.
"Tesoro, te l'ho detto tante volte di non correre in casa" la rimproverai flemmaticamente.
Sapevo che grazie alla sua natura non poteva ferirsi facilmente: la sua pelle era in tutto e per tutto simile a quella dei vampiri e avevamo scoperto che anche nella remota possibilità che si facesse del male sarebbe guarita molto rapidamente, un po' come accadeva per i licantropi. In ogni caso volevo che crescesse in una casa con delle normali regole, anche se di normale in questa casa c'era davvero poco.
Posai la sua colazione sul tavolo e lei balzò immediatamente sulla sedia, cominciando a mangiare avidamente. Quando ebbe finito non era rimasta neanche una piccola traccia del cibo sul piatto, ma lei non si era macchiata affatto, cosa che sarebbe stata impossibile per una bambina normale con la sua stessa età apparente.
"Hai ancora fame?" le chiesi.
Lei scosse la testa.
"Vieni, Renesmee, andiamo a trovare i nonni e gli zii" le propose Edward prendendola per mano e accompagnandola fuori.
Io sparecchiai in un lampo e li seguii immediatamente.
E sfrecciammo serenamente attraverso la foresta appena svegliata, felici di correre solo per puro divertimento.
L'aria del mattino era molto fresca e vicino al suolo c'era ancora una leggera nebbiolina che rendeva l'atmosfera ancora più verde del solito. Gli animali che incontravamo scappavano via al nostro passaggio. Un corvo spaventato volò via gracchiando dal ramo imperlato di rugiada sul quale era appollaiato. Uno scoiattolo si rifugiò nella tana che si era costruito all'interno di un albero. Perfino alcune termiti, che sentivo perfettamente grazie ai miei sensi sovrasviluppati, si ritiravano spaventate.
Il sole illuminava solo le cime degli alberi secolari rendendole color verde giada, molto diverso dal verdognolo tendente al grigio che caratterizzava il sottobosco. Alla nostra sinistra, a qualche centinaio di metri da noi, si sentiva il fiume che correva verso ovest parallelamente al nostro percorso per poi curvare dietro casa Cullen.
Era meraviglioso.
Avevo trascorso la maggior parte della mia vita in una città assolata, ma solo questo posto, che avevo così sottovalutato all'inizio, poteva davvero essere considerato casa mia.
Papà, scommettiamo che riesco ad arrivare prima di te?” chiese la mia piccola in modo assolutamente adorabile.
Ah sì? Adesso vediamo: dai il via”
Via!” e schizzò in avanti come una lepre.
Io ed Edward la seguimmo senza problemi, ma senza superarla per farla contenta. Però accidenti com'era veloce! Considerando quant'era piccola, e che non aveva la forza posseduta da una neonata come me, era davvero scattante. Le sue gambe si muovevano con la stessa velocità di quelle del padre nei suoi momenti migliori (non c'era dubbio che fosse una qualità ereditaria), e probabilmente da grande avrebbe potuto batterlo sul serio, senza che lui barasse.
In men che non si dica incrociammo il fiume e lo saltammo senza neanche fermarci.
Nessie arrivò per prima, atterrando sulla punta delle sue ballerine di seta rosa. Subito dopo si mise a saltellare e battere le mani urlando: “Ho vinto, ho vinto, ho vinto, ho vinto...”
La raggiunsi e le scompigliai i capelli.
Bravissima, amore mio” mi complimentai.
Poi mi rivolsi a mio marito: “Edward, tesoro, ti sei fatto battere da nostra figlia. Stai invecchiando, eh?” lo presi in giro.
Già, mi sa proprio di sì. Ormai i miei centodieci anni cominciano a farsi sentire” ribatté ironico.
Sei proprio antico!” esclamai ridendo.
Alzò gli occhi al cielo: “Nessie, non dare ascolto a tua madre, ha una fissa per l'età”.
Gli diedi un buffetto sulla spalla.
Eddino, Bellina! Finalmente siete arrivati. Avete iniziato a divertirvi con un giorno di anticipo?”
Emmett era appena uscito dalla porta sul retro, e ovviamente non era riuscito a resistere dal fare qualche commento inappropriato davanti alla bambina!
Trattenni a stento un ringhio.
Emm, sono appena le nove. Renesmee dormiva prima” si giustificò Edward prima che prendessi la decisione di mordere il mio fratello-orso.
Lui sbuffò: “Sì, come no. E io ci credo che è quello il motivo...”
Nessie guardò prima lo zio e poi me con aria interrogativa, dato che non capiva l'argomento della conversazione.
Io semplicemente scossi la testa e alzai gli occhi al cielo, come a dire che quello che diceva Emmett andava ignorato e basta.
Entrammo tutti quanti in casa, subito raggiunti da Esme e Rosalie.
Entrambe si fiondarono su mia figlia come se non la vedessero da mesi, invece che poche ore. Possibile che dovessero viziarla così tanto?
Ciao, nonna. Ciao zia Rose!”
Ciao, piccola... dormito bene?... come stai?... ma che bel vestitino che hai!... hai fame?... ma sei cresciuta ancora stanotte... vuoi che ti porti qualcosa?...” eccetera, eccetera, eccetera.
E chi le fermava più, adesso? Io ero tutto meno che una madre severa, ma queste continue attenzioni da parte delle zie e della nonna rischiavano davvero di farmi sembrare tale.
Dove sono gli altri?” chiesi ad Emmett.
Lui sembrava non avermi sentito neanche. Guardava sua moglie con uno sguardo adorante, estasiato di vederla così felice.
Emmett!” chiesi più forte.
Eh?” mi chiese come se si fosse appena svegliato.
Alice e Jasper?”
Oh, sono per i fatti loro. Sai, domani non è San Valentino solo per voi due” mi disse strizzando l'occhio a me ed Edward.
“A dire il vero anche io volevo appartarmi un po' con Rose” aggiunse “ma lei voleva vedere Nessie...”
Rosalie alzò la testa: “Sì, infatti. L'altro giorno io ed Esme abbiamo trovato un negozio che vendeva dei vestitini adorabili. Ci vorranno almeno due o tre giorni per farglieli provare tutti. Dobbiamo iniziare subito!”
Due o tre giorni? Ma avevano comprato il negozio intero?
Sta di fatto che mia cognata trascinò immediatamente di sopra Renesmee, seguita a ruota da Esme che si giustificò con una scrollata di spalle.
Edward andò al piano ed iniziò a suonare una melodia che aveva appena composto. In questo periodo suonava molto spesso, soprattutto perché Nessie glielo chiedeva in continuazione. La sua musica rallegrava tutti quanti grazie alla sua gioiosità.
Sentii delle risate provenienti da sopra. Non avevo voglia di raggiungerle per sorbirmi un'ulteriore sfilata di moda, perciò mi sedetti sul divano, accorgendomi che Emmett aveva uno sguardo vacuo del tutto inusuale per lui.
Ma che hai oggi?” gli chiesi.
Si voltò verso di me.
Niente, stavo solo pensando”
Oddio, ma allora è grave sul serio!” dissi fingendomi allarmata.
Edward rise mentre il diretto interessato della mia frecciatina faceva una smorfia.
Divertente” rispose sarcastico.
Rispose con tono più serio: “Stavo pensando a quanto sono felice di vedere Rosalie così appagata”
Oh”
Non sapevo cosa rispondere. In effetti era impossibile non notarlo: da quando era nata Renesmee era diventata completamente un'altra persona.
Sai, è incredibile quanto sia diversa adesso” proseguì seguendo il filo dei miei pensieri.
Beh, non diversa diversa. Solo che adesso tutti possono vedere la parte di lei che io avevo visto fin dall'inizio. Molta gente mi ha chiesto che cosa ci trovassi in lei a parte l'aspetto fisico e quando gli rispondevo che era la donna più straordinaria che sia mai esistita non mi credevano”
Si spostò vicino alla finestra guardando fuori.
Sai, all'inizio era molto peggio” riprese il suo monologo: “Non parlava mai con nessuno, a parte qualche chiacchiera con Esme. Non usciva mai dalla sua stanza. Odiava andare a caccia perché si sentiva un mostro. Era convinta che essere felice in questa esistenza fosse impossibile...”
Si voltò per sorridermi: “È stato molto duro, ma un po' per volta, giorno per giorno, sono riuscito a farla sorridere. E poi a farla ridere. È sempre stato il mio unico scopo, da quando quell'angelo mi ha salvato: io dovevo salvare lei” disse con decisione.
Passarono cinque anni prima che cominciasse a riprendersi e ritornasse a vivere. Solo quando fu davvero pronta le chiesi di sposarmi. Non avrei neanche osato sfiorarla con un dito prima di allora, non con il suo passato... Era il quattordici febbraio del millenovecentoquaranta, quando le feci la proposta. Eravamo a Boston e là, guardando l'oceano Atlantico brillare alla luce delle stelle, le diedi il primo bacio.”
Semplicemente restai a bocca aperta. Quello che aveva detto, e soprattutto come lo aveva detto, con tale trasporto e adorazione, tracciavano un'immagine di lui che non avevo mai visto prima. Non mi era mai capitato di sentire da quelle labbra niente di più dolce che non fosse contaminato da qualche riferimento inappropriato o da un tono ironico.
Che hai, sorellina? Sembri un pesce lesso!” mi risvegliò tornando al suo vecchio modo di fare.
Chiusi di scatto la bocca.
Non è niente, solo che quello che hai detto è così...”
Smielato?” concluse lui per me.
Veramente stavo per dire romantico, ma il senso è quello”
Rise. “In questo periodo dell'anno mi capita di sbroccare”
Ci riflettei un po' su. “Non pensavo che per voi due fosse un giorno così particolare. Forse avrei dovuto affidare Nessie a Charlie...” ma poi pensai che lui era impegnato con Sue “...oppure a Jacob”
Non pensarci neanche!” esclamò lui “Sono settanta San Valentini che siamo io e Rose da soli. Te l'ho detto: da quando è diventata zia è molto più felice. Ci stai facendo un favore!”
Sembrava davvero convinto così mi limitai a rispondergli un semplice “Va bene”.
Ritornò a guardare fuori sospirando: “Avrei tanto voluto darle un figlio. Credo che sarei potuto essere un buon padre...” poi tornò scherzoso “Edward, non sei sei geloso se rubo la tua per qualche giorno, vero?”
Se è per un tempo limitato e ti do il permesso può anche andarmi bene, ma non viziarmela, ok?” rispose lui nello stesso tono.
Sfiorai un braccio di Emm per confortarlo.
Lo saresti stato” dissi semplicemente “Per Renesmee sei uno zio straordinario... quando riesci a tenere la bocca chiusa” aggiunsi per alleggerire il tono.
Poi mi venne in mente un'altra cosa: “Emmett, ma davvero sei riuscito a sopravvivere a cinque anni di amore platonico?” gli chiesi.
Lui rise in modo tuonante. Quando si riprese rispose: “Sì, è stata una faticaccia, ma per Rosalie questo ed altro. Che credi, di esserti accaparrata l'unico gentiluomo della famiglia Cullen?”
Edward ed io ridemmo in coro. Gentiluomo era l'ultima parola che si poteva pensare di attribuire ad Emmett. Tuttavia non si poteva negare che poteva anche essere molto dolce quando si trattava della sua amata. Così era per Rosalie, sempre depressa e riservata, che si nascondeva continuamente dietro una maschera di cinismo, essendo in realtà molto più sensibile di quanto si potesse credere. Loro due avevano caratteri diametralmente opposti, eppure riuscivano a comprendersi completamente solo tra di loro, un'alchimia particolare che si riscontrava in tutte le coppie della famiglia Cullen, Edward ed io compresi.
In quel momento sentimmo un'auto imboccare a tre miglia di distanza il vialetto che conduceva alla casa.
Sta per arrivare...” iniziò a dire Edward.
Shh” lo bloccai prima che potesse dire il nome.
Lui mi guardò con aria interrogativa, probabilmente pensando che fossi pazza. Poco male: tanto lo sapeva già da un pezzo.
Voglio indovinare chi è” gli risposi.
Lui si voltò di nuovo verso il piano scuotendo la testa, sicuramente senza capire il senso della mia frase. Lo ignorai e cercai di spingere il mio scudo fuori dalla mia testa, tendendone la sottile pellicola immaginaria nella direzione nella quale proveniva il rumore. Mi fermai quando percepii una specie di fiammella che rappresentava la mente di chi stava arrivando. Appena fu interamente protetta sentii Edward borbottare: “Ah, ecco cosa intendeva” rivolto più a se stesso che ad altri.
Analizzai attentamente la luminosità, il colore e il tono della luce che sentivo sotto il mio scudo. Non che potesse appartenere a molte persone: fossero stati Alice o Jasper sarebbero sicuramente venuti insieme, quindi gli scartai. Poteva essere Charlie che veniva a trovarmi oppure Carlisle che tornava dal turno di notte. La mente che percepivo era molto brillante e la idealizzavo con un colore tendente all'alabastro.
È Carlisle!” esclamai.
Bravissima, amore” si congratulò con me mio marito, mentre Emmett borbottava: “E chi pensava che fosse, Babbo Natale?” ma lo ignorai.
Charlie aveva un'aura (così l'aveva chiamata Carlisle quando descrissi alla mia famiglia ciò che provavo usando il mio potere) più offuscata, quasi nebbiosa. Edward mi aveva spiegato che anche lui aveva notato che i suoi pensieri erano radicati più in profondità ed erano meno chiari rispetto a quelli che leggeva nelle altre persone e che per questo fatto avesse da sempre attribuito il mio potere ai geni che avevo ereditato da lui. Mi aveva detto poi che quasi tutti i talenti sono ereditari: infatti Renesmee aveva preso da noi due. Prese poi come esempio Jane e Alec così come Aro e sua sorella Didyme, morta ormai da tempo.
Inoltre l'aura di mio padre era di colore blu notte, simile al denim, quindi non potevo certo confonderlo con mio suocero.
Mi piaceva il fatto di poter riconoscere a distanza le varie menti, questa mia capacità mi permetteva di comprendere meglio il potere di Edward.
La Mercedes nera rallentò in prossimità del giardino e sterzò dietro la casa per entrare nel garage. Poco dopo aver sentito le portiere chiudersi, Carlisle entrò dalla porta-finestra sul retro. Con una mano sola si sfilò il camice e lo appese ad un appendiabiti, rivelando un abbigliamento semplice ma molto elegante. Nella mano sinistra teneva un enorme mazzo di rose rosse con al centro un'unica solitaria rosa bianca.
Buongiorno a tutti!” ci salutò allegramente “Esme è di sopra?”
Sono qui, caro” rispose l'interessata prima che potessimo farlo noi. Scese dalle scale con grazia raggiungendo il marito.
Un piccolo pensiero per te, anima mia” le disse lui porgendole i fiori con garbo.
Sono davvero stupendi! Non avresti dovuto...” lo ringraziò dandogli un leggero bacio sulle labbra.
Per educazione distolsi lo sguardo e mi sedetti sullo sgabello del piano accanto alla mia metà, lasciando loro un po' di spazio.
Ebbene, ho un annuncio da fare” continuò Carlisle “Da oggi sono ufficialmente in vacanza!”
Oh, è meraviglioso! Vuol dire che avremmo tutto San Valentino per noi?” esclamò Esme gioiosa.
Mi immaginai che non fosse proprio piacevole avere un medico per marito: sempre impegnato ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non che Esme lo desse mai a vedere (era sempre così allegra), ma probabilmente le mancava passare un po' di tempo con il suo compagno.
No, non solo domani” annunciò “Mi sono preso un mese di ferie. Ti porto sulla tua isola!”
Lei restò letteralmente senza parole. Si portò una mano alla bocca mentre i suoi occhi sembravano voler piangere dalla gioia.
Oh mio Dio” esclamò con un filo di voce.
Oh mio Dio, mio Dio, mio Dio!” urlò cominciando a saltellare come una bambina. Poi, con un gesto che sorprese tutti, Carlisle compreso, saltò in braccio a suo marito, gettandogli le braccia al collo e allacciando le gambe dietro alla schiena per poi baciarlo con passione. Scese poco dopo e corse su per le scale gridando: “Vado a fare le valigie!”.
Carlisle ridacchiò. Chissà se si aspettava una reazione così esagerata che, sinceramente, sembrava più appartenere ad Alice piuttosto che ad Esme.
In quel momento mi erano sembrati due ragazzini appena innamorati, piuttosto che una coppia che aveva da poco festeggiato l'ottantacinquesimo anniversario. Apprezzavo molto il modo in cui i sentimenti dei vampiri si cristallizzassero e non mutassero nel tempo. Per noi il per sempre era inteso in senso letterale. Di conseguenza potevo avere la certezza che tra duecento, trecento, mille anni, l'amore che mi univa con mio marito sarebbe sicuramente rimasto costante, se non aumentato.
Allora, Papi” iniziò Emmett dando a Carlisle una pacca sulla spalla “tu e Mami andate a divertirvi per un mesetto in un bungalow su un'isola deserta, eh?”
Figliolo, quante volte ti ho detto di essere meno invadente?” ribatté lui senza troppo scomporsi.
Troppe volte, ma sai che tanto non ti ascolto” rispose impertinente.
A proposito” continuò rivolgendosi a me e ad Edward “lo troveranno ancora il bungalow, al loro arrivo, vero?”
Emmett! Che dici!?” esclamai imbarazzata.
Ah, già, è vero che all'epoca eri ancora umana. Edduccio ti avrebbe fatto a pezzettini... Peccato! Comunque qualcosina l'avrete pur fatta, dato che sei tornata con una pagnotta in forno. A meno che voi non crediate che sia stata un'immacolata concezione...”
Oddio. Per fortuna non potevo più arrossire. Cercai di non dar a vedere il mio imbarazzo, altrimenti non si sarebbe mai fermato.
Tuttavia mi fece venire in mente un dettaglio che non era poi così lontano da ciò che aveva detto. Non potendo esprimere ciò che volevo ad alta voce, liberai la mia mente dallo scudo in modo che solo Edward potesse sentirmi.
Edward?” lo chiamai con il pensiero.
Lui sussultò. Non si era ancora abituato a sentirmi.
Che c'è?” mi chiese a bassissima voce all'orecchio, senza smettere di suonare.
L'avevi poi comprata la testiera nuova per il letto della stanza blu?” domandai.
Per poco non si soffocò con le risate. Si tappò la bocca con le mani. Emmett e Carlisle, che nel frattempo si erano rispettivamente messi a guardare la partita e a leggere il giornale, per un momento lo guardarono con curiosità. Poi, troppo abituati alle sue stranezze, ritornarono ai propri passatempi.
Appena il mio amore si riprese rispose sottovoce: “Temo di essermene dimenticato, tesoro, a causa della nostra frettolosa partenza, ma non ti preoccupare: probabilmente si sistemeranno nella stanza bianca che è la più grande. E anche se lo scoprissero Esme non se la prenderebbe di certo.”
Ma sarebbe imbarazzante” pensai.
Ridacchiò di nuovo.
Di cosa state parlando voi due?” si intromise Emm.
Ma non potresti per una sola volta farti gli affaracci tuoi?” lo rimproverò Edward irritato.
Senti chi parla, leggipensieri!” lo prese in giro di rimando.
Ok, ok. Sono pronta!” trillò allegra Esme scendendo le scale con tre enormi valigie in mano.
Ecco qua” disse appoggiandole e rivolgendosi al marito “Carichiamo in macchina queste tre, la tua, il beauty, le due borse e poi partiamo!”
Santo cielo, mamma!” tuonò Emmett “non dovresti certo partire in queste condizioni! Anche se ti porti dietro un dottore, in Brasile non ci sono certo le infrastrutture necessarie a curarti!”
Di che parli?” chiese lei sbigottita.
Ti sei presa la Alice-ite!” e a quella risposta non potemmo fare a meno di ridere tutti, comprese Nessie e Rose al piano di sopra, ancora sommerse dai vestiti.
No no, sul serio. Finora pensavo che il folletto avesse contagiato solo la mia Rose, ma adesso che ti ci metti anche tu... Chi sarà la prossima? Bella? Non me la immagino proprio saltellare da un atelier a un altro e a portarsi in vacanza vestiti per un anno intero.”
Basta con queste frecciatine. Decisi di dargli una risposta che lo mettesse a tacere. Doveva essere sarcastica, allusiva e assolutamente imprevedibile. Mettendo da parte il mio imbarazzo esposi senza pensarci troppo quello che avevo pensato.
Hai proprio ragione, Emm” risposi leggermente maliziosa “appena mi ricapiterà di fare un viaggio sola con mio marito avrò bisogno solo di due completi: uno per il viaggio di andata e uno per il ritorno”
Edward mi fissò come se avesse preso una scossa elettrica. Anche se poteva ancora sentire i miei pensieri, non si aspettava di certo nulla di così sfacciato. Anche gli altri erano impietriti e fui contenta di vedere che il mio fratellone non sapeva cosa rispondere. Tuttavia riuscì dopo qualche secondo ad esclamare la frase: “E brava sorellina!”
Non sapevo se avevo fatto bene, cosi chiesi ad Edward: “Ho esagerato? Non volevo dire nulla di inappropriato
Sta tranquilla, non sono così sconvolti” rispose.
E tu?
Ci pensò su prima di dire: “Più che altro questa tua affermazione ha provocato ben altre emozioni in me” mi sussurrò all'orecchio leggermente sensuale.
Carlisle si schiarì la gola per spezzare il silenzio che si era creato.
Ma dove sono Alice e Jasper?” domandò Esme “Non possiamo partire senza averli prima salutati! Aly avrebbe dovuto prevedere che stiamo per partire, dovrebbe essere già qui! Rischiamo di perdere l'aereo!” urlò quasi isterica. Ma che le era successo?
Calma amore” la tranquillizzò Carlisle prendendole la mano “l'aereo parte fra tre ore”.
Già, non disturbiamo i piccioncini, per una volta che si danno da fare”. Ma lui stare zitto no? Trovai l'opportunità di prendere io in giro lui, per una volta, e non me la lasciai sfuggire.
Che c'è, Emmett, sei nervoso perché con Edward ed io che andiamo a casa nostra, Esme e Carlisle in Brasile e Alice e Jasper che non si fanno vedere, sarai l'unico a non battere chiodo perché dovrai badare a Renesmee?”
Lui sbatté le palpebre più volte, strabiliato. Gli altri ebbero la stessa reazione di prima per poi scoppiare a ridere con qualche secondo di ritardo.
Poco dopo si riprese e replicò minaccioso: “Guarda che potrei rifilartela in qualsiasi momento, se volessi”
Non credo che Rosalie sarebbe d'accordo. E comunque ricordati che ho sempre Jacob come babysitter di emergenza, e lui è sempre disponibile”
Colpito e affondato. E adesso come ne esci, scimmione?
Sbuffò. “Ti ho già detto che non ci dà alcun fastidio tenerla” si giustificò.
L'hai detto” terminai.
Finalmente ero riuscita a metterlo con le spalle al muro.
Bravissima” mi disse Edward all'orecchio.
Subito dopo mi diede un leggero bacio sul collo e il mio scudo si riposizionò subito mentre io fremevo per quel gesto così dolce quanto sensuale.
Mi appoggiai alla sua spalla mentre lui riprendeva a suonare. Ascoltando le meravigliose note prodotte dalle sue dita leggiadre, mi ritrovai a guardare fuori dalla vetrata sul retro. Notai con scarso interesse come il vento facesse tremolare le cime degli alberi.
Tuttavia, osservando con maggiore attenzione, si vedeva che solo poche dondolavano, mentre le altre erano totalmente immobili. Dopo un po' ne capii il motivo perché scorsi due figure seminascoste dalle fronde che si avvicinavano alla casa saltando da un ramo ad un altro. Quando raggiunsero uno dei cedri che circondavano la villa, di cui non potevo vedere la cima, li sentii balzare sul tetto con un leggero tonfo, simile al suono che avrebbe prodotto un gatto con lo stesso gesto. Dopo alcuni passi i due si lanciarono sulla terrazza del primo piano e poi si udì il rumore della parete in vetro scorrevole che si apriva e si richiudeva.
Al mio fianco Edward sghignazzò.
Che c'è?” gli chiesi.
Fu Emmett a rispondere per lui: “C'è che i due piccioncini la prossima volta dovrebbero ricordarsi di portare dei vestiti di riserva”
Ah” e risi anch'io.
Bella, non è che per favore potresti impedirmi di sentire i pensieri di Alice e Jazz? Sai, sono un po' troppo espliciti per i miei gusti. Credo che nessuno vorrebbe mai vedere la propria sorella e il proprio fratello in certi frangenti...”
Ma Eddino, se non gli ascolti non potrai mai imparare i trucchetti del mestiere! Poi Bellina inizia ad annoiarsi e ti pianta!”
Questa volta né io né mio marito riuscimmo a trattenere un ringhio. Tuttavia Emmett non sembrò impressionato. Imbecille.
Feci come mi aveva chiesto e ricoprii con lo scudo Alice e Jasper. Lei aveva un'aura color magenta chiaro. Tuttavia quella che mi aveva sorpreso di più la prima volta che la avevo analizzata era quella di Jazz. Non era un colore solo, ma era una sequenza di tonalità molto diverse tra loro che cambiavano a seconda della circostanze. Supposi che ciò fosse causato dal suo potere e poco dopo infatti ne ebbi la conferma: a seconda della persona di cui sentiva le emozioni, la sua aura prendeva un tono simile. Per l'appunto in questo momento, così concentrato su sua moglie, aveva preso anche lui il suo colore.
Grazie, amore” mi sussurrò riconoscente. Non volevo neanche immaginare cosa stavano pensando quei due.
Siamo arrivati!” trillò Alice raggiungendoci seguita a ruota dal compagno. Ovviamente era vestita più per una serata di gala piuttosto che per una normale giornata in famiglia.
Oh, finalmente!” gioì Esme “Cominciavo a temere che non saremmo riusciti a vedervi prima di partire”
Perché, dove andate?” chiese Jasper.
Ma come, Alice non te l'ha detto?” replicò lei sorpresa “Io e Carl andiamo in Brasile per un mese!”
Io non ero così sorpresa che Jazz fosse all'oscuro di tale evento: qualunque cosa avesse fatto con Alice ero sicura che non comprendesse assolutamente una tranquilla chiacchierata riguardo ai genitori adottivi.
Quello che ne seguì fu semplice da immaginare. Alice per un'oretta buona si mise a discutere con Esme riguardo a tutto ciò che aveva messo in valigia: cose secondo lei obbrobriose che avrebbe perfino voluto bruciare, altre che a me sembravano perfettamente inutili che per lei erano assolutamente indispensabili, altre che si era dimenticata, eccetera. Fu così che alla fine le valigie diventarono quattro più una di Carlisle.
Stavo scherzando prima con quella battuta a Emmett, ma così davvero era esagerato! Cosa serviva tutta quella roba su un'isola deserta?
Quando Alice ebbe finito rischiavano davvero di perdere l'aereo, per cui i saluti furono frettolosi, ma comunque molto affettuosi. Dopo che Esme ebbe stritolato tutti con i suoi abbracci e baciato sulla fronte Renesmee promettendole di non stare via per molto, salirono sulla Mercedes salutando dal finestrino.
Partirono così per la loro ennesima luna di miele.

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