giovedì 18 agosto 2011

Sunrise: Capitolo 2


Sunrise
Chapter 2: Valentine's Day

(POV Bella)

Edward?”
Mmm?”
Credi che Nessie stia bene?” chiesi.
Ma certo, amore” mi rispose senza che le sue labbra si staccassero dalla cute del mio collo.
Non ero più così sicura della mia idea di lasciarla a Rosalie, dopo essere finalmente salita al piano di sopra ed aver visto una tale montagna di vestiti da riempire tre camere da letto. Ed erano tutti vestiti firmati! Avranno speso parecchie migliaia di dollari, se non di più, per una marea di roba che dopo un mese Renesmee non avrebbe più potuto indossare. Davvero uno spreco, dal mio punto di vista.
Ma tesoro! Quando l'abbiamo lasciata stava soffocando in mezzo alla stoffa!” mi lamentai.
A me non sembrava dispiaciuta. Non è che debba per forza condividere la tua fobia per i vestiti. E poi è solo per un giorno” mi rispose con voce suadente incatenando il mio sguardo al suo. I suoi occhi erano tornati della consueta tonalità dorata dopo la caccia di quel pomeriggio e nelle sue pupille vedevo riflesso il mio volto. Le mie iridi ormai erano quasi color miele, solo qualche pagliuzza rossa rimasta ai bordi rivelava ancora la mia giovane età. Adesso, per fortuna, non ero più costretta ad andare in giro con quelle stupide e fastidiose lenti a contatto. Solo con Charlie le portavo ancora: avevo paura che nel momento in cui avessi smesso di portarle si sarebbe spaventato, anche se aveva superato tutto il resto con molta più disinvoltura di quanto sperassi.
La risposta di mio marito mi tranquillizzò, anche perché non avevo nessuna intenzione di rinunciare ai nostri piani e sapevo che le mie preoccupazioni erano stupide. Però insomma! Non volevo che mia figlia fosse viziata in questo modo e diventasse una maniaca-compulsiva riguardo alla moda!
La pendola antica in salotto segnò con i suoi rintocchi la mezzanotte, mentre le sue lancette si allineavano rivolte verso l'alto.
Buon San Valentino!” ci augurammo all'unisono e ridemmo sottovoce e con dolcezza, fino a quando le nostre labbra si fusero trasmettendo tutta la passione del nostro amore.
Strinsi le mie braccia attorno al suo collo per poterlo avvicinare meglio. Lui in risposta mi prese per la vita tirandomi su e con uno scatto fulmineo il suo braccio destro mi sollevò da sotto le ginocchia, mentre il sinistro mi sorreggeva la schiena.
Durante tutta l'operazione non interrompemmo il bacio e così allacciati mi portò in camera chiudendo la porta con un calcio che la fece tremare. Dopodiché mi distese sul letto con delicatezza, neanche fossi ancora umana, e lui si portò sopra di me appoggiandosi sui gomiti per non pesarmi addosso.
Le sue labbra si spostarono sul collo per poi scendere lungo la scollatura con fare sensuale. La sua lingua tracciava linee e cerchi immaginari, facendomi impazzire.
Con un rapido scatto capovolsi le posizioni. Le mie mani vagarono dai suoi morbidi capelli fino a portarsi sul suo petto. Volevo fare tutto con la massima lentezza in modo da renderlo ancora più eccitante.
Dalla mia gola salì un leggero mormorio, più simile alle fusa di un gatto piuttosto che ad un ringhio. Sapevo che ciò lo mandava in estasi.
Afferrai il colletto della sua felpa e lo strappai con vigore per tutta la lunghezza dell'indumento, lasciandolo a petto nudo. Lui si alzò leggermente per permettermi di sfilargliela completamente e la gettai dall'altra parte della stanza. Stavo per sbottonare i suoi jeans quando lui improvvisamente ci fece nuovamente rivoltare. Con i denti afferrò il primo bottone della mia camicetta, lo strappò e lo sputò lontano da noi. Continuò con gli altri bottoni e nel frattempo le sue mani accarezzavano i lembi di pelle che a mano a mano venivano scoperti.
Quando la camicia fu completamente aperta, mordicchiò il mio reggiseno nel punto in cui si univano le due coppe fino a quando non lo spezzò, lasciandomi mezza nuda.
Riprese la sua dolce tortura succhiandomi delicatamente uno dei capezzoli, mentre con una mano mi accarezzava l'altro. Ero totalmente soggiogata e non potevo far altro che gemere e sussurrare il suo nome.
Mi costrinsi a muovere le mani che afferravano la sua schiena e a spostarle più giù, fino a raggiungere l'orlo dei suoi pantaloni. Accarezzai i suoi fianchi e seguendo la circonferenza della sua vita raggiunsi la cerniera e la aprii.
Iniziai a sfilarglieli piano con lui che mi aiutava, fino a quando a ricoprire il suo corpo non rimasero altro che un paio di boxer neri che mal celavano la sua evidente eccitazione.
Non potei fare a meno di guardarlo maliziosa. Cosa avevo fatto per meritarmi tutto questo?
Fu lui a quel punto a togliermi i jeans, con una lentezza disarmante, mentre mi guardava, anzi mi venerava, con una tale intensità che credetti di rimanerne incenerita. Non era affatto un calore spiacevole, tutt'altro. Non era un tepore concreto, bensì una fiamma immaginaria e irresistibile che si propagava dal cuore per diffondersi nei nostri corpi ravvicinati. In quel momento era quasi istintivo pensare che per qualche inspiegabile motivo i nostri cuori avessero ricominciato a battere dopo tanto tempo. Era come se il sangue si fosse riconquistato il posto che gli spetta nelle nostre vene asciutte, trasportando il nostro amore in ogni capillare inondando il cervello, impedendo di ragionare con lucidità.
Ogni sua carezza era per me come una scossa elettrica che mi mandava in fibrillazione.
Era una droga.
Era una droga per entrambi, e se prima di averla sperimentata potevamo ancora dire di poterne fare a meno, ora non era più così. Ad ogni sguardo seguiva un bacio, ad ogni bacio una carezza e ogni carezza ci portava a desiderare qualcosa di più profondo e intenso.
Volevamo essere una cosa sola.
Qual'era il confine fra amore e lussuria?
Non lo sapevo. Non mi importava.
Ma sapevo che il nostro era amore.
Solo quello mi aveva dato la forza di abbattere la mia timidezza e di lasciarmi andare completamente in balia del mio uomo.
Con gesti misurati iniziò a sfilarmi gli slip e mentre faceva scorrere l'ultimo indumento che mi copriva cominciò a baciarmi il pube, scendendo poi lungo la coscia e la gamba. Arrivato alle caviglie fece cadere a terra gli slip e risalì lungo lo stesso percorso di prima.
Raggiunse nuovamente la parte più intima di me, e questa volta si soffermò più a lungo. Sentii la sua lingua solleticarmi e un leggero formicolio si diffuse partendo dal basso ventre. Le sue mani stringevano i miei fianchi avvicinandomi di più alla sua bocca. Io, d'altro canto, accarezzavo i suoi capelli spingendolo giù e invitandolo implicitamente a continuare. Erano gesti che esprimevano tutta la nostra dipendenza l'uno dall'altra e la nostra possessività.
Io ero sua.
Lui era mio.
Non c'era altra verità al mondo.
Il mondo in quel momento era rinchiuso dentro quella stanza e in quelle movenze che cercavano di dare libero sfogo alla passione che ci divorava l'anima.
Ma come sfogare qualcosa di infinito?
Quando il piacere cominciò a diventare insostenibile, mi morsi il labbro per non iniziare a gridare a squarciagola.
Lui lo capì.
Non trattenerti” mi disse distaccandosi solo per un secondo.
Il suo fiato mi fece rabbrividire ed assecondai la sua richiesta.
Non c'era nessuno in quel momento che poteva sentirci.
Solo io e lui.
Così non potendo più tenere dentro ciò che provavo, mi lasciai andare al piacere più profondo e puro del mondo urlando il nome del mio angelo.
Mi lasciai sprofondare sul cuscino mentre mi riprendevo dalle sensazioni appena provate, cercando di rallentare il ritmo del mio respiro e di riprendere un po' di lucidità. Edward si coricò al mio fianco, lo sguardo ancora intriso di eccitazione.
Cominciai a riempirlo di baci a fior di labbra mentre nel frattempo gli toglievo i boxer che ancora indossava e che mi impedivano di vederlo in tutta la sua perfezione. Volevo ricambiare il piacere che mi aveva appena offerto, ma non me lo permise.
Mi afferrò i polsi e li spostò sopra la mia testa, intrappolandomi tra il cuscino e il suo corpo.
Sentii il suo fiato tiepido sul collo mentre si abbassava per baciarmi. In quel momento, anche un gesto così semplice era sufficiente a farmi rabbrividire per il piacere.
Mi piace sentirti fremere sotto di me” mi disse con voce roca all'orecchio.
Non potevo essere più d'accordo.
Con calma, si posizionò meglio fra le mie gambe. Quando le nostre intimità si sfiorarono non potei fare a meno di gemere presagendo ciò che sarebbe avvenuto dopo.
Con una mossa fluida e decisa lo sentii entrare in me. Cominciammo la nostra danza, anticipando e assecondando i movimenti dell'altro. Non c'era fretta nelle nostre mosse. Assaporavamo ogni momento, godendoci la dolcezza di quegli attimi.
L'attrito tra i nostri corpi ci infondeva quel calore che mancava dentro di noi. Senza di esso i nostri cuori sarebbero stati freddi e morti, ma la nostra reciproca vicinanza li aveva sciolti.
Uniti in quel modo, eravamo completi.
Ma non potevamo rimanere così per sempre. Ben presto la frenesia si impadronì di noi, portandoci a desiderare sempre di più.
Le sue spinte si fecero più rapide e decise, i nostri respiri affannosi anche senza aver bisogno d'ossigeno. La stanza si riempì del suono dei nostri dolci lamenti, sovrapposti e intrecciati a formare una sinfonia unica nel suo genere.
Avevo fame di lui. Anelavo a questi momenti. Potevo resistere alla tentazione del sangue, potevo controllare gli sbalzi d'umore, potevo contrastare la mia natura di vampira neonata.
Ma non potevo rinunciare a questo.
Non potevo rinunciare alla mia vita.
Ovvero, non potevo rinunciare a Edward.
Il resto sarebbe stato sopportabile.
Le mie urla si fecero più forti, mentre lui mi sussurrava roco all'orecchio un'infinità di “Ti amo” intercalati con il mio nome.
Anche lui non resisteva più.
Mi lasciai andare, godendomi quella sensazione che solo lui era in grado di darmi.
Poco dopo venne anche lui, liberando nel mio corpo il suo seme e appoggiando il capo sul mio seno.
Ti amo” gli dissi quando fui in grado di prendere di nuovo fiato.
Ti amo anch'io. Sei tutto per me” mi rispose.
Quello fu solo uno dei tanti momenti di piacere di quella notte che era solo nostra, alternati ad altri in cui rimanevamo entrambi in contemplazione dell'altro, a guardarci negli occhi senza dire nient'altro, perché non c'era niente da dire che non sapessimo già.
Dopo qualche ora, inevitabilmente, il buio della notte dovette lasciare spazio alla luce, ma non ce ne curammo.
Io, perlomeno, non me ne accorsi affatto, ma quando intorno a mezzogiorno, dopo una delle nostre silenziose ma intense pause, tentai di ricominciare ad amarci, Edward mi bloccò.
Tesoro, se continuiamo così fino a domani tutti i miei piani per oggi andranno a rotoli!”
Dovevo immaginarmelo che non gli sarebbe bastato rimanere a letto. A malincuore accettai di rivestirmi, sperando ardentemente che nel luogo dove aveva intenzione di andare avremmo potuto riprendere il discorso.
Ok, forse stavo diventando ninfomane. Davvero non riuscivo a passare un po' di tempo da sola con mio marito senza avere la tentazione di spogliarlo?
Forse era dovuto alla mia condizione di vampira, ma la cosa sembrava preoccupante.
Posso sapere dove stiamo andando?” gli chiesi. Sapeva che non amavo troppo le sorprese, ma lui continuava a farmele. Lo guardai con occhi da cerbiatta per costringerlo a confessare.
No, non te lo dico!” mi rispose. Ovvio.
Per favore! Dammi almeno un indizio in modo da sapere come vestirmi...”
Rimase per un attimo pensieroso prima di dire: “Aspettami qui, lo scelgo io il tuo vestito” e corse in direzione dell'armadio.
Frustrata, guardai fuori dalla vetrata.
Ma oggi c'è il sole!” esclamai. Fine dei suoi progetti.
Ne fui un po' delusa. Cominciavo ad essere curiosa. Con tutti i giorni a disposizione proprio oggi doveva essere sereno?
Non importa” mi rispose Edward dall'altra stanza.
Come non importa?”
Non ci vedrà nessuno, fidati”
Meglio. Adesso sapevo che saremmo andati in un posto isolato.
Edward ritornò indossando una camicia nera leggermente sbottonata che lasciava intravedere il suo torace muscoloso e un paio di bermuda grigio chiaro. In mano teneva un capo molto preoccupante.
Non vorrai che indossi quel coso!”
Si trattava di un vestito incredibilmente succinto, blu ovviamente, con delle spalline sottili che si intrecciavano sulla schiena completamente scoperta. La gonna era talmente corta che più che un vestito intero sembrava un top leggermente lungo.
Scommetto che ti sta d'incanto. E poi scusa, è solo per i miei occhi, giusto?”
Dopotutto aveva ragione. Nessuno ci avrebbe visto luccicare, ergo nessuno mi avrebbe vista mezza nuda. Ma era davvero un abito vergognoso.
Va bene, lo metto” accettai un po' contrariata dirigendomi verso l'armadio.
Dove vai?” mi chiese afferrandomi un braccio.
A mettere l'intimo” risposi stupita dal suo gesto.
Lui mi strinse a sé per sussurrarmi all'orecchio: “Perché, ti serve?” con una voce roca e maliziosa che mi fece rabbrividire.
Oddio, ma chi era questo seduttore che aveva preso il posto di mio marito?
Ancora un po' scossa infilai il vestito ed Edward mi aiutò a chiudere la cerniera. Poi feci un lento giro su me stessa per farmi osservare.
Quando mi ritrovai di fronte a lui incrociai il suo sguardo adorante che si posava sul mio corpo.
Mi guardai allo specchio: era peggio di quanto pensassi. L'abito mi copriva appena e sapevo che se avessi provato a sedermi o chinarmi sarebbe stato come non averlo. Se mi fossi avvolta in un asciugamano mi sarei sentita più a mio agio.
Non potevo uscire di casa così, soprattutto non senza niente sotto!
Ma lui non volle sentire ragioni e mi trascinò via. Un giorno o l'altro me l'avrebbe pagata.
Corremmo per un breve tratto fino a raggiungere il piccolo garage che avevamo da poco costruito. Edward ignorò la Volvo e la mia Ferrari per aprire la portiera del passeggero dell'Aston Martin.
Mi sedetti cercando di tirare giù il più possibile quello stupido pezzo di stoffa.
In quel momento mi appuntai due cose. Primo: non permettere mai più ad Alice di comprare vestiti per conto mio. Secondo: non lasciare mai che Edward decida come debba vestirmi. La pena per tali trasgressioni la dovevo ancora stabilire.
Edward si sedette al posto di guida e partimmo.
Il sentiero che avevamo aperto per collegarci alla strada era ancora da sistemare: era infatti pieno di buche e c'erano alcuni rami sporgenti.
Mi chiesi se Edward non avesse paura di rigare la carrozzeria.
Quando raggiungemmo la statale iniziai ad essere un po' tesa: c'erano molte altre macchine e il sole, ormai non più coperto dagli alberi, picchiava su di noi attraverso i finestrini oscurati.
Lui lesse correttamente la tensione del mio corpo: “Tranquilla, non possono vederci” mi rassicurò.
Volevo crederci, ma i riflessi arcobaleno sulla nostra pelle non mi rassicuravano affatto.
E poi a questa velocità non ci riconoscerebbero neanche” continuò ridacchiando.
Guardai il tachimetro: stava andando a centonovanta all'ora. Considerando i suoi standard non era neanche tanto veloce.
Speriamo che mio padre non sia nei paraggi, non voglio neanche pensare a cosa accadrebbe se ci fermasse” affermai con una smorfia sul viso. Più che il problema riguardante la luce del sole, più che farsi trovare a bordo di un'automobile che va ad una velocità da criminali, quello che più mi terrorizzava era che mi vedesse così svestita.
Edward invece continuò a ridacchiare senza decelerare, come se la cosa fosse di poco conto.
Passò una mezz'oretta. Considerata la velocità a cui andavamo ormai eravamo quasi al confine con il Canada. Improvvisamente sterzò in una strada che si vedeva a malapena e che poco dopo diventò sterrata. Si fermò nel punto in cui finiva e si trasformava in un sentiero.
Scese dalla macchina e fu subito ad aprirmi la portiera, tendendomi la mano per aiutarmi a scendere.
Da adesso in poi andiamo a piedi” mi disse tranquillo.
Ok, adesso rischiava davvero di essere morso. Prima mi fa vestire come un'escort con tacchi alti dodici centimetri e poi mi fa correre!?
La mia faccia doveva essere abbastanza eloquente, perché dopo aver riso mi prese in braccio e partì.
Questa situazione mi fece tornare in mente di quando ero ancora umana e lui era costretto a portarmi sulla schiena. Sembrava un'altra vita, eppure era passato appena mezzo anno.
Poco dopo il bosco cominciò a diradarsi e io mi guardai attorno per controllare che non ci fosse nessuno, cosa alquanto stupida dato che Edward gli avrebbe sentiti prima di me.
Tuttavia il posto era completamente deserto e superata un'ultima serie di cespugli riuscii a vedere l'oceano Pacifico in tutto il suo splendore.
Non lo vedevo da così tanto tempo! L'ultima volta che ero stata a La Push era, ovviamente, prima del matrimonio. Anche se ormai eravamo amici dei licantropi, anzi erano quasi di famiglia, preferivamo ancora non andarci perché alcuni (e con alcuni intendevo Leah e Paul) non avrebbero molto gradito la cosa.
E soprattutto non ci saremmo mai potuti andare in un giorno di sole!
Rimasi per un attimo incantata a guardare quel luogo: l'oceano brillava quasi quanto noi, la spiaggia sabbiosa e bianca si curvava in una stretta mezzaluna e la piccola baia era completamente circondata da alte scogliere, su cui ci trovavamo noi. In mare erano presenti diversi scogli che rendevano difficile l'attracco. Era isolata.
Mi strinsi di più a Edward mentre lui saltava giù da quel dislivello di venti metri che ci separava dalla spiaggia. Il suono dell'atterraggio fu attutito dalla sabbia.
In un attimo mi rimise in piedi.
Ti piace?” mi chiese a bassa voce.
Guardai in alto verso quel meraviglioso quanto surreale cielo azzurro scorgendo alcuni gabbiani in lontananza. Attorno a noi solo i normali rumori del bosco e delle onde.
Inspirai profondamente per percepire l'odore di salsedine e sabbia bagnata, più altri profumi trasportati dal vento.
E me lo chiedi?” risposi incantata.
Mi lasciai cadere all'indietro, distendendomi a terra. Edward si mise al mio fianco.
Sei ancora arrabbiata?”
Eh? Per cosa?”
Prima sembrava che volessi staccarmi la testa!”
Ah, sì, quello!” realizzai. “Sei perdonato” gli concessi.
Mmm, meno male, perché questo tuo abbigliamento l'ho scelto con uno scopo ben preciso” continuò, lasciando ben trapelare il vero significato della sua frase.
Sentii la sua mano accarezzarmi dolcemente la coscia, risalendo sotto la mia gonna inesistente per poi sfiorarmi dove ero più sensibile.
Le sue dita si intrufolarono dentro di me, muovendosi lentamente ma con decisione come se già avessero previsto in quali punti posarsi per mandarmi in visibilio. Ben presto persi la testa e iniziai a contorcermi sulla spiaggia.
Edward mi baciò con dolcezza. Non avrei potuto immaginare un paradiso più perfetto.
Che ne dici di andare a fare un tuffo?” mi propose.
Mi illuminai. L'acqua mi ispirava particolarmente, ora che non mi sembrava più così fredda. Non avevo ancora provato a nuotare da quando ero vampira!
Annuii e mi alzai insieme a lui.
Mi guardò per un breve attimo.
Mmm, forse questo è meglio se non lo distruggiamo, altrimenti non potremmo più tornare a casa” disse ridacchiando e iniziando a sfilarmi con calma l'abito, che cadde sulla sabbia.
Per un attimo ebbi un breve flash della mattina precedente, quando Alice e Jasper erano sgattaiolati in casa di nascosto. Di certo non volevo provare una simile esperienza.
Sembrò rimanere incantato da quello che vide e io come ogni volta non potevo far altro se non essere un po' lusingata e un po' meravigliata di fargli quell'effetto.
Si spogliò anche lui (notai che prima di uscire non si era neanche preso la briga di mettersi i boxer) e andò ad appendere i vestiti su un ramo lì vicino.
Subito dopo mi prese per mano e mi trascinò in acqua.
Sulla mia pelle gelida la temperatura dell'oceano (che si aggirava probabilmente intorno ai dieci gradi) sembrava addirittura calda. Anche se il luogo era completamente differente, non poté non tornarmi in mente la nostra luna di miele, in particolare la nostra prima notte, la prima volta che ci siamo amati completamente e senza remore. Di quel momento avevo impresso ogni secondo e riuscivo ancora a rievocare l'ansia e la timidezza provate mentre sulla spiaggia illuminata dalla luna mi apprestavo a raggiungere mio marito.
Il suo respiro sul collo mi fece tornare al presente. Si era chinato su di me per baciarmi la spalla per poi risalire sulla mia mascella. Il vento faceva ondeggiare i suoi capelli rossicci in una dolce danza.
Ma anche così mi sembrava troppo distante, quindi presi il suo viso tra le mani e appoggiai le sue labbra sulle mie. Ogni secondo che stavano separate era un dolore fisico.
Si staccò leggermente da me rimanendo a pochissimi centimetri di distanza e appoggiò la sua fronte alla mia. I nostri sguardi si incatenarono, perdendosi nella reciproca profondità.
Lo vidi avvicinarsi ancora e pensai volesse riprendere il bacio. Lentamente la distanza tra di noi diminuiva sempre di più, millimetro per millimetro, e poi...
Splash. Successe tutto così in fretta che non me ne accorsi. Un attimo ero fra le braccia di Edward, quello successivo ero sdraiata sul terreno sabbioso, sott'acqua, e lui che rideva come un matto. Mi aveva spinta.
Riemersi e mi scrollai i capelli, mentre nel frattempo facevo uscire l'acqua che mi era entrata nel naso (per fortuna non posso affogare).
Gli lanciai uno sguardo rabbioso, anche se in realtà ero divertita.
Questa me la paghi” gli dissi minacciosa.
E in che modo?” mi chiese strafottente.
Feci finta di pensarci. Sbuffai.
Non lo so. Dai, adesso aiutami ad alzarmi almeno!”
Come immaginavo mi offrì la mano. La presi con calma e poi con un gesto fulmineo lo tirai giù.
Lui scivolò a faccia in giù e sbatté la testa contro un piccolo masso, spaccandolo in due. Risi a squarciagola e per poco non mi soffocai quando tirandosi su sputò un'enorme quantità di sabbia che gli era entrata in bocca. Era davvero una scena comica: mancava solo un pesce che gli nuotava nei pantaloni, solo che lui non li portava.
Mi incenerì con lo sguardo: “Non avresti dovuto...”
Iniziammo a schizzarci come dei bambini, divertendoci come non mai. Dopo un po' cercai di scappare, correndo parallelamente alla spiaggia, ma mi riprese subito ributtandomi giù. Ci rincorremmo per parecchi minuti, forse ore.
Il sole si era già alzato di parecchio quando decisi che volevo fare una nuotata vera e propria.
Era una sensazione incredibile: un misto dell'euforia che donava la corsa mescolata alla vecchia emozione che mi donava il nuoto fin da quando ero bambina. Sarei potuta restare in apnea per sempre senza mai stancarmi e avrei potuto raggiungere qualunque profondità.
In quel momento sapevo che se avessi voluto raggiungere il Giappone ci sarei arrivata prima con le mie forze che in nave.
Ci allontanammo parecchio dalla costa, tanto che avevo paura di incontrare delle imbarcazioni.
C'era moltissima vita subacquea, perlopiù alghe e pesciolini, spaventatissimi a causa della nostra presenza, ma in lontananza riuscimmo a vedere anche una balena. Non ci avvicinammo per non disturbarla.
Era un'esperienza davvero esaltante, ma non era quello il modo in cui volevo trascorrere la giornata. Ormai era pomeriggio e avevo un disperato bisogno della vicinanza di mio marito.
Gli feci cenno di riemergere e appena le nostre teste sbucarono dalla superficie dell'acqua gli proposi di tornare alla spiaggia.
Quello che seguì immediatamente fu una gara accanita a chi arrivava prima. Io raggiunsi per prima la costa seguita a pochi secondi di distanza da lui. Come sempre non sapevo se l'avevo davvero battuto o se mi avesse lasciato vincere per cavalleria.
Comunque in quel momento non mi importava affatto.
Eravamo coricati sul bagnasciuga, lui sopra di me, i nostri corpi nudi e bagnati a stretto contatto. Dovevamo dare sfogo a tutte le emozioni che provavamo in quell'istante.
Lui cominciò a baciarmi e strusciarsi su di me come solo lui era in grado di fare. Ma non era quello che avevo intenzione di fare. Per una volta volevo essere io a comandare il gioco.
Mi portai sopra di lui, continuando ad accarezzare, lambire e baciare quel corpo perfetto. Il suo sapore in quel momento era unico: il suo normale profumo di lillà e miele, così dolce e sempre irresistibile, adesso era inasprito dal sapore di sale e alghe rendendolo incredibilmente eccitante.
Edward cominciò a leccarmi il collo, come se anche lui apprezzasse il sapore dell'oceano sulla mia pelle.
Ti voglio” mi disse all'orecchio. La sua voce tremava tanto erano incontenibili le sue emozioni, come se il velluto fosse diventato ruvido.
Anch'io avevo voglia di lui, ma adesso volevo mettere per un attimo in secondo piano i miei desideri e concentrarmi soltanto su di lui, per potergli infondere il piacere più grande possibile.
Senza staccare mai le mie labbra dal suo corpo, scesi lambendo tutto il suo petto e poi sempre più giù, per poi posare un bacio sulla punta del suo membro pulsante ed eretto.
Edward sussultò leggermente a quel contatto, ringhiando per il piacere. Piacere che aumentò quando lo presi completamente dentro la mia bocca. Con movimenti decisi ma delicati cercai di farlo impazzire un poco alla volta, ricambiando tutto il piacere che lui dava a me. Le sue mani accarezzavano dolcemente i miei capelli mentre era scosso dagli spasmi, cercando di resistere il più a lungo possibile per godersi al meglio quel momento.
Quando non poté più contenere quello che provava, urlò il mio nome insieme ad altri gemiti. Il mio nome aveva un suono così bello se pronunciato da quelle labbra! In più, sapevo che ero solo io ad essere in grado di donargli quelle sensazioni, e questo mi riempiva di orgoglio. Accolsi con piacere il suo seme nella mia gola, gustandomi quel sapore unico che era solo suo.
Edward respirava affannosamente, ancora scosso da quello che aveva provato, da quello che io gli avevo fatto provare.
Mi distesi accanto a lui e ci guardammo negli occhi per un attimo eterno.
Perdemmo la cognizione del tempo passando momenti romantici, altri divertenti, altri ancora eccitanti e a volte anche riflessivi. Sarebbe stata una giornata incantevole solo per il semplice fatto di essere insieme, ma il luogo in cui ci trovavamo rendeva tutto più magico.
Sarei rimasta lì per sempre...
Ho un'altra sorpresa per te” esclamò Edward allegro interrompendo i miei pensieri.
Un'altra?”
Sì. E inoltre devo ancora darti il tuo regalo!”
Grazie per avermelo ricordato” sbuffai.
Lui alzò gli occhi al cielo “Sarebbe anche ora che questa tua idiosincrasia per i doni ti passasse, considerando la famiglia che ti sei cercata, signora Cullen. Sai che né io né gli altri ci stancheremo mai di spendere soldi per te.”
Lo so, ma posso sempre sperare, giusto?” risposi ridendo.
Sospirò. “Sei sempre la solita!”
Ci alzammo e ci vestimmo in fretta. Beh, dire che io ero vestita con quel fazzoletto blu addosso era un eufemismo.
Edward mi portò di nuovo in braccio fino alla macchina, mentre io con la testa appoggiata al suo petto inspiravo il suo profumo.
Lungo la strada verso Forks il sole cominciò a tramontare e i riflessi sulla nostra pelle passarono da un brillante argento a color rubino.
Sospirai. Mi dispiaceva lasciare quella baia.
Torneremo” mi disse. Per un attimo pensai di aver rimosso il mio scudo per sbaglio, poi mi venne in mente che probabilmente anche lui stava pensando la stessa cosa.
Ma certo che torneremo. Sarà il nostro posto, proprio come la radura” acconsentii.
Chissà perché ma il viaggio di ritorno mi sembrò più breve. Forse perché ero persa nei ricordi di quella giornata, forse perché non ero arrabbiata, o forse perché Edward stava viaggiando alla velocità della luce ansioso di darmi il regalo, non ne ero sicura.
Qualunque fosse la ragione imboccammo il vialetto per casa nostra molto prima di quanto mi aspettassi.
Mio malgrado ero curiosa. Era la prima volta che gli avevo dato il mio esplicito consenso di comprarmi qualcosa, auto esclusa, e sapevo che si sarebbe sbizzarrito. A pensarci bene adesso il regalo che gli avevo fatto mi sembrava un po' insignificante.
Edward mi trascinò in casa con un sorriso sul volto. Con mia sorpresa mi portò in camera nostra e invece di avvicinarsi, per esempio, al comodino o alla cassettiera entrò nella cabina armadio. Lo seguii perplessa mentre frugava velocemente tra i miei cassetti e prendeva uno degli involucri bianchi che contenevano i vestiti da sera.
Mi consegnò quello che aveva preso. In una mano mi mise un completino intimo di Victoria's Secret rosa pallido di pizzo, semitrasparente ma non eccessivamente vergognoso. Aprendo la confezione dell'abito trovai un vestito da sera lungo fino alle caviglie color rosso scuro e senza spalline. Molto semplice ma elegante. Decisamente meglio rispetto a quello che indossavo.
Usciamo di nuovo?” gli chiesi. Se aveva scelto degli abiti così controllati voleva dire che saremmo andati in un posto frequentato da altre persone.
Sì, usciamo. Ma non ti dico dove”
Me lo immaginavo” dissi ridendo.
Anche lui si era cambiato. Ora indossava un vestito nero, dal taglio semplice e moderno, e una camicia bianca leggermente sbottonata.
Sei splendida. Semplicemente perfetta” mi disse osservandomi con il nuovo abito. Guardandomi allo specchio dovetti riconoscere che mi stava molto bene: era di raso e la sua lucentezza metteva in risalto le mie forme, ma allo stesso tempo mi dava un'aria romantica. La gonna scendeva come uno stretto calice lasciando solo intravedere la punta delle scarpe.
Sai, preferisco molto di più questo vestito rispetto all'altro”.
Edward mi abbracciò da dietro osservando il nostro riflesso.
Piace anche a me” mi rispose dandomi un bacio sul collo.
Chiudi gli occhi” mi sussurrò.
Feci come mi aveva chiesto. Sentii le sue braccia lasciarmi per un momento e lo spostamento d'aria mentre si muoveva.
Poco dopo fu di nuovo dietro di me. Mi spostò leggermente i capelli all'indietro e poi sentii qualcosa di fresco che mi sfiorava l'incavo del collo.
Ok, aprili”
Mi guardai di nuovo allo specchio e rimasi basita. Fui sconvolta dalla bellezza di quella costosissima collana. Sottili fili di oro bianco si intrecciavano sulla mia gola per poi scendere giù a punta. Incastonati nell'oro, decine di diamanti facevano sfoggio di sé. Al centro erano piuttosto grandi, probabilmente pesavano un carato ciascuno, mentre a mano a mano che si avvicinano ai bordi diventavano più piccoli. Anche se la luce era poca i miei occhi riuscivano a cogliere ogni singolo bagliore di quelle gemme che irradiavano tutti i colori dello spettro visibile.
Ti piace?” mi chiese, come se si aspettasse una risposta negativa.
Come avrei potuto dire di no?
Non avevo parole.
Dopo qualche minuto mi resi conto che non avevo ancora detto niente e che lui si aspettava una risposta. Cercai di mettere insieme una frase di senso compiuto.
Oddio, Edward, è assolutamente meravigliosa! Non ho mai visto un oggetto così bello in tutta la mia esistenza” lo guardai negli occhi “Santo cielo, avrai speso un patrimonio per comprarlo! La gente comune non potrebbe permettersi niente del genere neanche con i risparmi di tutta una vita...”
Lui rise: “La gente comune probabilmente non potrebbe comprarlo, ma noi solo quest'anno abbiamo guadagnato quasi cento milioni di dollari in borsa”
Se prima ero sconvolta ora lo ero mille volte di più. Cosa? Cento milioni? Non riuscivo neanche a concepire una cifra simile! Non osavo immaginare a quanti soldi avessero complessivamente, contando anche tutti gli immobili e gli oggetti di valore che avevano.
Se la cosa ti sconvolge sappi che una decina di milioni gli abbiamo dati in beneficenza”
Edward se la stava spassando. Non gli avevo mai chiesto a quanto ammontava il nostro patrimonio, e non immaginavo fosse così tanto.
Bella, ti senti bene?” mi chiese, quasi piegato in due dalle risate. Chissà che faccia avevo.
Cercai di riprendermi e di lasciar perdere i soldi, altrimenti non ci saremmo più mossi di lì. Gli risposi affermativamente e lasciai che mi trascinasse in macchina, scordandomi completamente di dargli il regalo. Pazienza, lo avrei fatto dopo.
Fuori stava già facendo buio: il sole aveva lasciato spazio ad una luna crescente quasi piena e le prime stelle cominciavano a far capolino all'orizzonte. Dopo qualche minuto di corsa sfrenata (a fari spenti per non attirare l'attenzione) riconobbi la strada per Seattle. Se eravamo diretti lì, a quella velocità, saremmo arrivati in cinquanta, massimo cinquantacinque, minuti (una persona normale ci sarebbe arrivata in tre ore).
Infatti, trascorso quel tempo ed avendo superato da un pezzo Port Angeles e Sequim, riuscii a vedere lo Space Needle che si stagliava sopra gli altri edifici.
Edward entrò in città, rallentando sensibilmente e accendendo le luci. Arrivati in centro ci avvicinammo a Portage Bay, fermandoci in Fuhrman Ave. Era una zona che avevo già visto, ma non mi ero mai fermata qui. Altrimenti mi sarei certamente accorta del bellissimo ristorante a cinque stelle che portava l'insegna “The Emerald”, con chiaro riferimento al soprannome della città. All'ingresso si trovava un'ampia scalinata circondata da colonne bianche su cui si arrampicavano delle rose rosse. Sopra le colonne poggiava una volta di stoffa color verde smeraldo, colore che veniva ripreso anche dalle tende e dalle tovaglie.
Era davvero un bel quartiere, quello che non capivo era perché Edward si fosse fermato nel parcheggio riservato al ristorante.
Lui scese dalla macchina e venne ad aprirmi la portiera.
Ora che si fa?” chiesi mentre mi alzavo.
Ti porto fuori a cena” mi rispose come se fosse una cosa ovvia.
Lo guardai mettendo seriamente in dubbio la sua sanità mentale.
Non sono pazzo” si giustificò comprendendo il mio sguardo.
Io ancora un po' perplessa lo seguii dentro il locale.
Era completamente vuoto.
Cosa alquanto sorprendente dato che era San Valentino e quello era probabilmente il ristorante più chic della città. Sembrava chiuso.
Mi voltai verso Edward in cerca di una risposta, ma lui si limitò a sorridermi.
Vieni, sediamoci” disse accompagnandomi ad un tavolo con vista sulla baia. L'unico che era apparecchiato. Beh, a dire il vero erano presenti solo un paio di calici per ognuno, un centrotavola e i tovaglioli. Niente posate. Ai lati del tavolo erano posati due menù.
Vuoi ordinare da bere?” mi chiese prendendo in mano uno di quei menù.
Sembrava davvero serio mentre lo diceva. Per stare al gioco aprii anch'io il menù.
Per poco non mi venne un colpo. Tutta la lista era composta dalla più grande varietà possibile di sangue animale. Ce n'erano perfino di provenienza esotica: leoni, tigri, iene...
Edward!” esclamai sconvolta.
Tu cosa prendi?” mi chiese con nonchalance, in realtà leggermente divertito dalla mia reazione.
Qui fanno anche i cocktail, sai?” continuò come se fosse la cosa più normale al mondo.
Non riuscii a trattenere le risate: “Ma come hai fatto? Hai noleggiato tutto il ristorante solo per stasera e hai sostituito i vini con la banca del sangue dello zoo di Seattle?”
Rise anche lui: “Sì, qualcosa del genere. Comunque sta tranquilla, nessun animale a rischio estinzione è stato ucciso per offrirci questo lauto banchetto. Il sangue è stato prelevato senza far loro alcun male. Volevo solo che assaggiassi alcune prelibatezze...” mi spiegò.
Ecco che arriva il cameriere”
Mi voltai per vedere chi stava arrivando. Vestito completamente di bianco e con un farfallino in tinta non lo riconobbi subito, ma quando lo feci scoppiai a ridere.
Embry!” esclamai “da quando fai il cameriere per i vampiri?”
Lascia perdere: ho perso una scommessa contro Quil”
Tipico: quei due scommettevano tanto quanto Emmett e Jasper, per questo tutti e quattro andavano d'accordo.
Edward si schiarì la gola. Embry sentendosi richiamato riprese il portamento di un vero cameriere.
Buonasera, signori, sono il vostro sommelier per la serata. Volete ordinare?”
Cercai di tenere un comportamento serio, ma la situazione era davvero divertente.
Fu Edward a ordinare per me: “Allora, per iniziare assaggiamo un po' di tigre bianca del bengala. Successivamente prendiamo un cocktail di dingo e orso bianco e infine del leone con un pizzico appena accennato di lince.”
Benissimo signore” acconsentì Embry con una smorfia sul viso dopo aver preso appunti.
Dingo e orso bianco?” chiesi a Edward dubbiosa quando Embry se ne fu andato.
Sembrerà una combinazione insolita, ma è davvero una delizia” mi rassicurò.
Il nostro cameriere tornò con una bottiglia di sangue, con tanto di etichetta. Mi chiesi se questa era la prima volta che Edward faceva una cosa del genere o se era un'abitudine della famiglia Cullen.
Se prima Embry era disgustato, ora non saprei come descrivere la sua espressione mentre versava quel liquido rossastro e denso nei nostri bicchieri. Sembrava che volesse essere da qualsiasi altra parte meno che lì e avrei potuto giurare che se glielo avessi chiesto mi avrebbe risposto che avrebbe preferito andare a spalare letame.
Chissà su che cosa aveva scommesso.
Aspettammo che se ne andasse di nuovo prima di bere. Quando non fu più in vista Edward alzò il calice.
A noi” disse semplicemente.
All'amore” aggiunsi io.
Il profumo di quel liquido era inebriante, più di tutti i puma che avevo cacciato nella zona. Lo assaggiammo, e in effetti era davvero squisito. Finimmo la bottiglia in men che non si dica.
Sai” commentai “per fortuna per noi il sangue non è come l'alcol per gli umani, altrimenti a quest'ora mi sarei già ubriacata!”
Rise “Ti è mai capitato quand'eri umana?” mi chiese.
No, mai. Ho bevuto solo un po' di champagne al matrimonio di Renée” risposi orgogliosa.
Accidenti, ecco un'esperienza umana che non ti ho mai fatto fare. Sapevo di aver dimenticato qualcosa!” esclamò ironico.
Non mi dispiace affatto di essermi persa quell'esperienza
Sarà. Comunque, per tua informazione, sappi che tutto quello che ho ordinato stasera è considerato un afrodisiaco da tutti i vampiri vegetariani”
Mmm, però. In ogni caso non penso che ci serva”
Pensi che siamo già abbastanza libidinosi?”
Direi di sì” e risi pensando alla voglia irrefrenabile che avevo di lui, anche adesso.
Embry ci portò anche i cocktail, anche quelli assolutamente deliziosi. Se pensavo che quel poveraccio aveva dovuto anche mescolarli! Mi appuntai mentalmente di fargli un regalo.
Un'ora più tardi eravamo di nuovo a casa. Era stata una giornata straordinaria ed era solo merito di Edward: come gli venivano certe idee? Se non avessi avuto la certezza che di notte facesse ben altro avrei potuto pensare che se le sognasse.
L'unico modo per esprimergli il mio ringraziamento (oltre che con atti carnali) era il mio misero regalo. Non ero riuscita a farmi venire in mente niente di meglio, ma era comunque una cosa molto personale e, a parer mio, romantica.
Appena entrati Edward cercò di portarmi in camera, ma lo bloccai e lo trascinai in salotto.
Anch'io ho una cosina per te” gli dissi.
Lui parve sorpreso, non se lo aspettava proprio.
Non è niente di che, però insomma... il nostro primo San Valentino... mi sembrava giusto...” mi giustificai.
Bella, tu mi hai già regalato il tuo cuore, tutto il resto è superfluo”
Neanche a me serve nient'altro. Non ho bisogno di nessun oggetto materiale che mi ricordi il tuo amore per me. Però so che ti piace farmi regali. Ed è lo stesso per me. Sono felicissima di poterti dare questo pensiero.”
Così dicendo presi la chiave che avevo nascosto dentro un vaso e aprii il secondo cassetto del mobile. Ne estrassi il pacchetto e lo consegnai a Edward.
Lui mi sorrise per un attimo prima di togliere la carta. Analizzavo ogni sua espressione per capire cosa ne pensava.
Era stupefatto.
L'hai... l'hai fatto tu?”
Annuii. Ero contentissima. Non pensavo gli sarebbe piaciuto: non avevo mai avuto una grande stima delle mie doti artistiche e non avevo mai avuto il coraggio di far vedere a nessuno i miei disegni. Avevo smesso del tutto di farli quando andavo ancora alle medie e da allora non avevo più ripreso, tranne per fare quello.
Quando l'hai dipinto? È splendido! Non mi hai mai detto che eri così brava...”
Ma che dici? È solo un hobby” dissi più imbarazzata che lusingata.
L'ho dipinto quando ero bloccata a casa per via della gamba rotta, una di quelle volte in cui tu eri a caccia e io non avevo nulla da fare.”
Mi ricordavo ancora abbastanza bene quella giornata. Era più per togliermi uno sfizio. Mi venne in mente che nei cassetti di camera mia erano ancora presenti gli acquerelli che usavo da piccola. Presi un cartoncino ruvido e iniziai a rappresentare noi due, al ballo di fine anno. Nel disegno eravamo al centro della sala, tutto intorno a noi era sfuocato ma luminoso e un faretto posto sopra le nostre teste ci illuminava mentre ballavamo. Ovviamente evitai di mettere il dettaglio della gamba rotta e sembravo molto più aggraziata di quanto non fossi all'epoca, ma per il resto era molto somigliante. Tuttavia non mi sembrava niente di speciale.
E nonostante tutto non mi fidavo molto delle lusinghe di mio marito: probabilmente se gli avessi regalato un sasso avrebbe detto che era il più bello del mondo e che era proprio ciò che desiderava.
Edward sospirò: “Bella, non lo dico tanto per dire. Ho visto tante opere nella mia lunga vita e questa è senza alcun dubbio una delle più belle. Dovresti iscriverti a una scuola di belle arti.”
Non esagerare. E comunque non intendo pensarci adesso, per via di Nessie, e in ogni caso ho tutta l'eternità per farlo. Quindi ti piace sul serio?” chiesi insicura.
Bella, non avresti potuto regalarmi nulla di più bello” e così dicendo mi abbracciò baciandomi dolcemente.




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