giovedì 18 agosto 2011

Sunrise: Capitolo 8


Sunrise
Chapter 8: Becoming the Wolf Wife.

(POV Emily)

In nessun altro giorno della mia vita mi ero sentita così elettrizzata ed impaziente, pur conservando dentro di me una pace assoluta, derivata dalla consapevolezza di stare per raggiungere la più piena felicità immaginabile.
Stavo seduta in camera mia, spazzolandomi con calma i capelli e beandomi della momentanea calma che aleggiava intorno a me.
Quasi non speravo più di poter avere un momento di solitudine in quella giornata, considerando il fermento che si era a mano a mano sviluppato all'interno della mia famiglia e che mi aveva impedito di avere un attimo di quiete.
Avevo apprezzato molto la presenza di mio padre. Lui era sempre stato molto più simile a me come carattere, e con il passare del tempo supposi che anche le mie espressioni si fossero trasfigurate e avessero iniziato ad essere molto più vicine alle sue, tanto che ormai anche gli estranei che incontravamo non potevano fare a meno di accorgersi della somiglianza.
Mia madre invece era sempre la solita: non aveva ancora perso la mania di fare le cose in grande, senza curarsi dei soldi che spendeva. Mi chiesi se sarebbe mai riuscita ad accettare questa vita, ma la risposta la conoscevo già perché, testarda com'era, non sarebbe cambiata mai.
Proprio mentre meditavo su di lei sentii la sua voce salire su dalla tromba delle scale.
Emily, sei pronta? La cerimonia inizia tra meno di un'ora, non c'è più molto tempo a disposizione!” mi chiamò.
Prima che potessi avere il tempo per rispondere entrò nella stanza senza neanche bussare, per poi soffermarsi con uno sguardo di disapprovazione su di me.
La cosa non mi toccò più di tanto: quell'espressione gliela avevo già vista parecchie volte in quell'ultimo mese.
Oh, non posso credere che tu sia ancora così indietro!” mi rimproverò.
Si avvicinò a me con passo pesante e iniziò a frugare tra i miei cassetti, estraendo un beauty-case che non sapevo neanche di possedere.
Mamma, sono già pronta” le spiegai, alzando gli occhi al cielo, ma lei sembrava non avermi sentito neanche.
Figurati, non hai ancora iniziato a truccarti!” mi rispose, passando un grosso pennello sulla polvere del fard e afferrandomi per il mento.
Mi inclinò il viso per osservarne meglio la parte destra.
Ma queste non si possono nascondere un po'?” borbottò tra sé e sé.
Sembrò in procinto di passarmi quel pigmento sul viso, tuttavia ci ripensò subito dopo, prendendo invece un fondotinta.
Sospirando mi rassegnai ad essere truccata da lei, sperando che non esagerasse tanto quanto faceva con se stessa. Non volevo davvero avere una tale maschera sul viso il giorno del mio matrimonio.
Fortunatamente riuscii a contenerla, soprattutto perché era lei la prima ad affermare di non avere abbastanza tempo a disposizione per completare il lavoro. Meno male, pensai tra me e me.
Questo è il massimo che posso fare, cara. Pensare che una volta avevi un così bel visino! Eri molto più carina tu rispetto a tua cugina, lo sei sempre stata. E adesso guardati! Giuro, stavo per avere un infarto il giorno in cui io e tuo padre siamo venuti di corsa all'ospedale! Non capirò mai e poi mai cosa ci facevi là nella stagione della caccia ai salmoni... Spero di non venire mai più a sapere che sei andata a fare escursioni in posti così impervi: quest'ansia mi sta davvero facendo invecchiare più in fretta del normale. Vorrei solo che avessimo ancora la ditta di tuo nonno: sarebbe stato così facile pagare un chirurgo plastico...”
Alzai gli occhi al cielo nel sentire di nuovo quello sproloquio. Negli ultimi due anni mia madre non parlava mai di nient'altro quando veniva a trovarmi. La cosa che mi infastidiva di più era la sua superficialità, il valore spropositato che dava all'aspetto esteriore e che io non avevo mai condiviso.
Papà era molto più profondo, metteva sempre in primo piano gli altri piuttosto che se stesso, e mi aveva insegnato a dare valore alle cose veramente importanti: l'amore, la felicità, la salute... Componenti che non mi mancavano di certo.
Di conseguenza, per quanto volessi bene a mia mamma, non avrei mai potuto condividere i suoi pensieri e, mentre parlava, mi limitavo ad annuire e sorridere, senza in realtà ascoltarla veramente.
Ad interromperla arrivò mio padre, il quale, bussando alla porta, mi avvertiva che era ora di andare.
Vado a prendere posto!” mi comunicò mia madre emozionata uscendo dalla stanza.
Al suo posto entrarono papà e Leah con i bouquet.
Lei era visibilmente depressa, i suoi occhi castani erano lucidi a causa delle lacrime che cercava con tutta se stessa di trattenere, i lineamenti del suo volto erano contratti per mantenere la compostezza che era necessaria per il suo ruolo. Ruolo di damigella anziché da sposa.
Le sue labbra tirate non formavano esattamente un broncio, bensì indossava una maschera di neutralità, che avrebbe potuto facilmente ingannare un estraneo, ma che ai miei occhi appariva completamente fasulla.
Teneva i fiori con fermezza, anzi con rabbia, quasi in un vano tentativo di soffocarli. Un piccolo sfogo nervoso per evitare di esplodere.
Il suo sguardo vacuo vagava dalla finestra al pavimento, senza mai fissarsi su alcunché, senza mai incrociare il mio.
Dire che mi si spezzò il cuore a vederla in quello stato non era abbastanza. In un soffio di empatia, il suo dolore si rispecchiò nella mia anima, intaccando quella sensazione di tranquillità che avevo poco prima.
Mi sentii improvvisamente una persona deplorevole. Benché sapessi perfettamente che i sentimenti che io e Sam provavamo l'uno per l'altra erano purissimi e che non potevano essere ignorati, ancora mi odiavo con tutta me stessa per quello che avevo fatto a mia cugina. La mia migliore amica. Mia sorella...
Sei pronta?” mi chiese mio padre felice, in un tono che contrastava nettamente con l'atmosfera che si era venuta a creare nella stanza.
Lo conoscevo abbastanza bene da sapere che non si stava riferendo al trucco o al vestito, ma al mio stato d'animo.
Prima di rispondergli posai di nuovo gli occhi su mia cugina, rintanata in un angolo, testa bassa.
No, non ero ancora pronta.
Papà, lasceresti per un attimo me e Leah da sole?” gli chiesi.
Anche lui come me la osservò, poi annuì e uscii dalla stanza.
Leah si avvicinò un po' di più a me.
Cosa devi dirmi?” mi chiese. Freddamente cortese, distaccata ma garbata.
Era proprio lei la persona con la quale avevo condiviso ogni attimo fin da quando eravamo nate?
Evidentemente no. La Leah che conoscevo era stata distrutta, dilaniata da qualcosa che mi rendeva colpevole, ma inevitabile.
Presi un attimo di tempo per formulare il discorso più adatto.
Con un respiro profondo iniziai a parlare.
Non sai quanto sono felice che tu abbia accettato di essere qui oggi. Non finirò mai di ripeterti quanto ti sono sempre stata affezionata, praticamente fin da quando siamo nate, e mai e poi mai avrei pensato di farti un torto. Ma così è stato...”
Emily, tu non...” cercò di interrompermi.
La bloccai con un gesto della mano.
Ti prego, fammi finire. Dicevo, quando eravamo piccole ci preoccupavamo sempre l'una dell'altra e cercavamo sempre di sostenerci a vicenda nei momenti difficili. Ma ora tu stai attraversando un periodo terribile, e io non ho fatto nulla per alleviare le tue sofferenze, anzi io ne sono l'unica causa...” dissi con un groppo in gola per il dispiacere “...e non importa se sia mia la colpa oppure del fato crudele, ma il fatto è che avrei comunque dovuto trovare un modo di farti stare meglio. Ma davvero non sapevo come fare!”
Mi bloccai per asciugarmi le lacrime che stavano iniziando a scendere.
Oh, non piangere! Ti si rovinerà il trucco...” mi rimproverò con un mezzo sorriso, che tuttavia non contagiò i suoi occhi.
Ridacchiai.
È stata mia mamma a conciarmi così...” affermai.
Sorrise di nuovo: “Sì, lo immaginavo...”
Mi lasciai scappare un sospiro profondo.
Vorrei davvero poter lenire il tuo dolore. Spero solo che oggi...”
Non puoi chiedermi di essere felice in un giorno come questo” mi interruppe bruscamente.
Non lo farei mai. Vorrei solo che tra noi tornasse tutto come una volta e che potessi perdonarmi...”
Che dici, Emily! Io ti ho perdonata nell'attimo esatto in cui ho scoperto la verità!” esclamò guardandomi negli occhi.
E non sono arrabbiata neanche con Sam, ad essere sinceri. Non più, almeno” continuò sottovoce.
Lo so che è giusto così” disse tra i denti, talmente piano che a stento riuscivo a comprenderla. Sembrava una confessione, che tuttavia non stava facendo a me, ma a se stessa.
So che voi due siete fatti l'una per l'altro” continuò “So che non potevate fare diversamente. Emily, io so tutto questo! E piantala di cercare di consolarmi e con tutti questi sensi di colpa! Sono adirata, è vero, ma non con voi. Sono agonizzante, ma non per colpa vostra. Quindi smettila, capito!?” urlò, lasciando finalmente cadere una lacrima che bagnò la sua guancia ramata.
Purtroppo, non potendo scaricare la mia rabbia sul destino, lo faccio su tutti gli altri. E continuo a farlo pur sapendo di sbagliare. Sono io quella da essere rimproverata” concluse.
Non è colpa di nessuno, Leah.”
Lei annuì, guardando fuori dalla finestra.
Scacciò via quelle poche lacrime con forza, quasi le considerasse un disonore, il simbolo di una debolezza che non voleva mai più provare.
Ti ricordi di quando, da bambine, giocavamo nel giardino di casa mia?” mi chiese, dopo aver preso un respiro profondo.
Il suo tono era tornato tranquillo, ma la sua voce tremava quasi impercettibilmente, come se i singhiozzi volessero ancora abbattere la sua corazza. Aveva rimesso su la maschera.
Ma certamente” le risposi con sincerità “erano le settimane migliori, per me...” Non ero mai riuscita a integrarmi nella scuola della riserva Makah, le altre ragazzine mi consideravano un'estranea. Di conseguenza ero sempre impaziente di venirla a trovare.
Già, io mi ricordo in particolare di quando si sono sposati Connie e Kevin Littlesea, hai presente? Subito dopo la cerimonia eravamo così commosse che andavamo a chiedere a tutti i bambini se volevano sposarci!” disse ridendo, un sorriso ancora velato di tristezza “E dato che nessuno voleva farlo abbiamo preso i nostri peluche preferiti e abbiamo celebrato l'una il matrimonio dell'altra...”
È vero, Willy Woolly!” esclamai ricordandomi improvvisamente il nome del suddetto marito-orsetto.
Sì, proprio Willy! Glielo hai chiesto il divorzio, almeno?” scherzò.
Penso proprio di no, però sono vent'anni che non lo vedo, quindi per legge può essere considerato presunto morto...”
Oh, mi dispiace! Non avevo capito che eri vedova!”
Che sciocca!” le dissi, ridendo da matti.
Capii subito cosa stava facendo: mascherava i suoi sentimenti e cercava di alleggerire l'atmosfera, in modo che io potessi godermi la cerimonia senza sensi di colpa, pensando solo al mio bene e non al suo. Non ero del tutto sicura di riuscire a fare una cosa del genere, ma il suo gesto era comunque dolcissimo. Non mi meritavo un'amica come lei, sempre se potevamo ancora considerarci tali. Leah era semplicemente la persona più buona, dolce e altruista che abbia mai conosciuto.
Emily?”
Sì?”
Sorrise, in un modo che sembrava davvero autentico: era una bravissima attrice.
Forse dovremmo andare, altrimenti il parroco se ne andrà!” mi ricordò.
Sì, hai ragione” risposi, avviandomi verso l'uscita.
Aspetta, stavo quasi per dimenticarmi...” mi richiamò.
Mi voltai verso di lei, che mi mostrava due splendidi pendenti che conoscevo bene.
Gli orecchini della bisnonna!” esclamai.
Già, pensavo che sarebbero stati meglio a te, soprattutto oggi. Inoltre, ti serviva qualcosa di blu...”
Ma... ma non posso! Sono stati lasciati alla tua famiglia!”
Quelli erano praticamente l'unico cimelio di valore che ci era stato tramandato. Erano davvero splendidi, in filigrana d'oro e zaffiri.
Beh, se proprio insisti vorrà dire che sarà anche qualcosa di prestato” rispose mentre me li metteva.
E poi, tanto vale che ti dia anche questi...” disse amaramente in un bassissimo sussurro, rivolta a se stessa.
Ecco, adesso sei davvero perfetta”
Grazie” le dissi accorata mentre l'abbracciavo, stringendola forte.
In quel momento si sentii mio padre bussare alla porta.
Siete pronte? Di sotto stanno aspettando tutti!”
Andiamo” mi disse Leah.
Uscimmo dalla stanza e mi ritrovai immediatamente di fronte a mio padre che, porgendomi il bouquet, mi prese sottobraccio e mi accompagnò di sotto, con Leah che ci precedeva.
In quel momento, mentre ogni passo che compivo mi avvicinava sempre di più al coronamento del mio sogno, non potevo fare a meno di sorridere.
Sei bellissima” mi disse papà, dandomi un bacio sulla fronte.
Il mio cuore iniziò a battere ad un ritmo anormale e, mentre svoltavo l'angolo che mi conduceva verso il giardino, notai Sam vestito di tutto punto, con un sorriso enorme e gli occhi che brillavano rivolti nella mia direzione.
Non c'era musica mentre camminavo verso l'altare. Non mi era mai piaciuta la marcia nuziale, troppo austera e formale, inadatta ad un momento come questo. Invece attorno c'era solo un meraviglioso silenzio che coronava perfettamente la profondità di questo giorno. Soltanto il battito del cuore di Sam e del mio creava un sottofondo perfetto, unito ai rumori della foresta circostante, nella più completa armonia.
Supposi che mentre mi avvicinavo al mio sposo tutti si voltassero a guardarmi, ma non potei esserne certa perché non distolsi lo guardo da lui.
Che mi importava della cerimonia? Dei fiori, degli addobbi, degli invitati...
Volevo solamente diventare la signora Uley, al più presto possibile.
Sapevo che questo non sarebbe stato il genere di matrimonio che avrebbe voluto mia madre: oltretutto il giorno precedente avevo chiesto che venisse abbreviato il rito.
Lei si sarebbe arrabbiata, ma non mi importava. Non mi importava che tutto attorno a noi fosse scialbo, che il catering non fosse dei migliori, che avremmo dovuto trascorrere la luna di miele a casa nostra per mancanza di soldi. Tutto questo era secondario.
Non potei essere più felice quando finalmente mi ritrovai con quel prezioso anello al dito. Baciai quello che finalmente era diventato mio marito, senza pensare a nient'altro.
L'unica cosa che percepivo era la sensazione delle sue labbra sulle mie, che desideravo non smettesse mai.
Tuttavia non ci fu concesso di restare così: dovevamo occuparci degli invitati, dare agli altri la possibilità di congratularsi con noi.
E poi ci sarebbero stati il pranzo, il ballo, i regali...
In particolare, furono i regali a mettermi in una condizione di estremo disagio.
Tutti avevano speso cifre astronomiche per noi e mi sembrava davvero esagerato. Praticamente ci avevano donato più di quanto valesse la nostra casa e mi ritrovai nella difficile situazione di non poter declinare le offerte.
Ancora ancora potevano passare i regali che mi avevano fatto gli altri membri della tribù, i quali si erano limitati a qualche frullatore e delle batterie di pentole, ma quando scartai il regalo dei Cullen rischiai quasi per svenire.
Sono per ringraziarvi dell'invito” mi spiegò Esme mentre mi riprendevo “siamo davvero grati di poter essere qui, è bello sapere di essere accettati. Quelli sono da parte di tutta la famiglia. A dire il vero avremmo voluto fare di più, però poi ci hanno consigliato questo...”
Fare di più? Erano già eccessivi quelli! Due biglietti andata e ritorno per le cascate del Niagara! Figurarsi che non avevo mai lasciato lo stato di Washington...
Non... non dovevate! È davvero troppo, non so cosa dire...”
Non devi dire niente. Basta solo che tu e Sam passiate una bella luna di miele...” mi interruppe Carlisle.
Beh, se proprio insistete...” accettai imbarazzata. Sapevo che non avrei mai e poi mai potuto ricambiare un simile favore.
Come se non bastasse, si intromise anche mia madre, curiosa di scoprire chi fossero questi nuovi conoscenti. Dopo le presentazioni, appena apprese che Carlisle era un medico, non riuscì a trattenersi dal chiedergli se conoscesse qualche chirurgo plastico a buon mercato.
In quel momento sarei morta dalla vergogna, se non fosse che il dottore, comprendendo il mio disagio, cercò di sviare la domanda.
Gliene fui infinitamente grata.
Scusate, vi dispiace se requisisco mia moglie un attimo?” chiese Sam comparendomi alle spalle.
Non potei fare a meno di sorridere a sentirmi chiamare in quel modo. Non potevo ancora crederci.
Grazie” gli dissi riconoscente appena ci fummo allontanati “Non ce la facevo più...”
Tranquilla, ben presto saremo di nuovo da soli, io e te, nella nostra casetta”
Beh, non esattamente” lo corressi “A quanto pare dovremo andare alle cascate del Niagara...” gli comunicai.
Mi baciò teneramente.
Mi andrebbe bene anche la Luna, basta che rimanga insieme a te...”

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